Copie private, causa contro la Siae
Forse non tutti sanno, per esempio, che acquistando una cassetta vergine, (oggi sempre meno usata) un cd o un dvd registrabile o anche una memory card ogni consumatore paga, con il prezzo, anche un versamento alla Siae come se quel supporto, vuoto, fosse già inciso con le canzoni di Sanremo o con l'ultimo film di Spielberg.
In pratica: siccome si presuppone che il supporto serva per fare una copia (legale) di un prodotto acquistato (e sul quale l'utente paga già il diritto d'autore) la legge precvede che anche il supprto vergine debba essere soggetto a quello che viene definito "equo compenso" per la copiatura. Compenso che viene incassato dalla Siae. TASSA AUMENTATA DEL 3000% - Ora, dopo circa un anno e mezzo dall’entrata in vigore del decreto in materia di diritto d’autore e copia privata, l’Associazione Sistemi e Supporti Multimediali Italiana insieme ad alcune aziende (Computer Support Italcard, Datamatic, Imation, TDK Marketing Europe, TX Italia, Verbatim) ha intrapreso un’azione legale contro la Siae. Scopo: veder riconosciuta l’incostituzionalità degli articoli del decreto che trattano il tema della definizione dell’equo compenso. Secondo i promotori dell'azione il recepimento della direttiva comunitaria 2001/29 ha portato all'introduzione in Italia di un aumento del compenso per copia privata sui supporti di registrazione, calcolato in misura fissa per ogni tipologia di supporto. Ma, dice l'associazione, «tale compenso (e la sua entità) era già previsto in una normativa preesistente. Il legislatore ha arbitrariamente fissato i nuovi compensi con incrementi che in alcuni casi si avvicinano al 3000%. Tale aumento ha comportato un aumento dei prezzi di vendita, che in alcuni casi sono stati anche dell’ordine del 60%.»
Articolo originale sul Corriere della Sera