Amazon e Meta si uniscono alla sfida per ridurre il dominio di Google Pay e PhonePe in India

    Amazon e Meta sono tra i grandi nomi pronti a fare pressing sull’ente che governa i pagamenti in India per affrontare l’egemonia di PhonePe (controllata da Walmart) e Google Pay nel mercato dei pagamenti istantanei, in fortissima crescita nel Paese.

    Secondo quanto appreso da TechCrunch, i dirigenti di piattaforme come Amazon Pay, WhatsApp, CRED, MobiKwik e Super.money di Flipkart hanno in agenda un incontro con la National Payments Corporation of India (NPCI) giovedì. La NPCI è l’organismo che gestisce l’UPI (Unified Payments Interface), il sistema di pagamenti istantanei indiano che ogni mese elabora miliardi di transazioni.

    Il contesto: un tetto rimandato e quote di mercato sbilanciate

    L’appuntamento arriva a oltre un anno dalla decisione dell’India di posticipare fino al 31 dicembre 2026 l’introduzione di un limite del 30% alla quota di mercato per le app UPI. Quel tetto, se implementato, avrebbe frenato la crescita di qualsiasi singola app al di sopra di quella soglia. Il rinvio ha di fatto consentito a PhonePe e Google Pay di consolidare le proprie posizioni, alimentando i timori delle realtà più piccole sulla possibilità di competere ad armi pari.

    I numeri confermano lo squilibrio: a marzo, PhonePe e Google Pay insieme hanno gestito circa l’80% delle 22,6 miliardi di transazioni elaborate sulla rete UPI, secondo i dati ufficiali della NPCI. Un volume che lascia a debita distanza concorrenti come Paytm, Super.money di Flipkart, CRED, Amazon Pay e MobiKwik.

    La scala conta: i primati di PhonePe

    Questa settimana PhonePe ha comunicato di aver superato i 700 milioni di utenti registrati e di essere accettata da 50 milioni di esercenti in tutta l’India. L’app è presente in oltre il 98% dei codici di avviamento postale del Paese: una copertura capillare che, secondo i competitor, è arduo replicare e che rende sempre più difficile scalfire il suo vantaggio.

    Cosa chiedono Amazon, Meta e gli altri

    Un’agenda visionata da TechCrunch indica che le aziende partecipanti, tra cui Amazon e Meta, intendono sollevare una serie di questioni riguardanti:
    – pratiche di acquisizione utenti,
    – scelte di design dei prodotti,
    – modelli di monetizzazione nell’ecosistema UPI.

    Tra le proposte che saranno discusse figurano:
    – limiti più stringenti su come le app dominanti effettuano l’onboarding e utilizzano i dati dei contatti;
    – pari accesso a funzionalità chiave dell’UPI come autopay e i mandati di pagamento;
    – incentivi e supporto regolatorio per favorire la crescita di player emergenti.

    In sostanza, le società con quote minori puntano a ottenere interventi che riequilibrino il campo di gioco senza penalizzare gli utenti finali.

    Il dilemma regolatorio della NPCI

    Pur operando sotto la supervisione della Reserve Bank of India, la NPCI fatica a individuare strumenti efficaci per ridurre la concentrazione del mercato senza mettere a rischio l’operatività di servizi utilizzati da centinaia di milioni di persone. Il bilanciamento tra concorrenza e continuità del servizio resta quindi il nodo centrale.

    Prossimi passi incerti

    NPCI, Amazon, Meta e gli altri soggetti coinvolti non hanno rilasciato commenti. Non è scontato che l’incontro porti a cambiamenti immediati: restano aperte le domande su quali leve la NPCI possa attivare per affrontare la concentrazione del mercato UPI senza generare disservizi o attriti per consumatori ed esercenti.

    Share.

    Nato nei primi anni ’80, è un autore specializzato in tecnologia, informatica e cultura digitale. Cresciuto in un’epoca di grandi trasformazioni tecnologiche, ha sviluppato fin da bambino una forte passione per i computer e il mondo dei videogiochi, muovendo i primi passi su macchine iconiche come il Commodore Amiga 500, tra floppy disk, linguaggi BASIC e interminabili pomeriggi passati a esplorare mondi virtuali. Grande appassionato di fantascienza, è da sempre affascinato dall’universo di Star Wars, che ha contribuito a plasmare la sua immaginazione e il suo interesse per le tecnologie futuristiche. Parallelamente, ha coltivato un amore per le avventure grafiche classiche, in particolare la saga di Monkey Island, da cui trae ispirazione anche il suo pseudonimo. Nel tempo libero continua a coltivare le sue passioni: retrogaming, fantascienza, smanettamento con nuovi dispositivi e software, e la riscoperta delle tecnologie che hanno segnato la sua infanzia. Per lui, la tecnologia non è solo lavoro, ma un linguaggio attraverso cui raccontare il presente e immaginare il futuro.