Cloudflare: l’AI rende superflui 1.100 posti, mentre i ricavi toccano un record

    Giovedì Cloudflare si è aggiunta al gruppo crescente di big tech — tra cui Meta, Microsoft e Amazon — che riportano ricavi in aumento accompagnati da ampi tagli del personale, attribuendo entrambe le dinamiche all’adozione dell’intelligenza artificiale.

    L’azienda, che offre servizi di sicurezza e performance per milioni di siti web in tutto il mondo, ha annunciato una riduzione della forza lavoro di circa il 20% — pari a 1.100 persone — nell’ambito della comunicazione dei risultati del primo trimestre fiscale 2026.

    “Non avevamo mai fatto nulla del genere nella storia di Cloudflare,” ha dichiarato il cofondatore e CEO Matthew Prince durante la conference call, sottolineando come si tratti del primo licenziamento di massa nei 16 anni di vita della società. I tagli riguarderanno team e aree geografiche diverse, con l’eccezione dei venditori con obiettivi di fatturato, ha precisato il CFO Thomas Seifert.

    Ricavi record, ma perdite in aumento

    L’annuncio è arrivato in concomitanza con risultati record: Cloudflare ha registrato ricavi trimestrali per 639,8 milioni di dollari, in crescita del 34% su base annua, il miglior trimestre di sempre. A fronte di questo, la perdita è stata di 62,0 milioni, in peggioramento rispetto ai 53,2 milioni dello stesso periodo dell’anno precedente.

    Questa forbice, nonostante la crescita dei ricavi, ripropone un paradosso noto: Cloudflare corre veloce, ma non ha ancora raggiunto una redditività costante. La perdita, tuttavia, pesa meno sul fatturato rispetto al passato e il trimestre mostra altri segnali incoraggianti. L’azienda ha indicato oltre 2,5 miliardi di dollari di “remaining performance obligations” (RPO), in crescita del 34% anno su anno: un indicatore oggi molto osservato perché misura il valore dei contratti già firmati, ma non ancora riconosciuti a ricavo.

    “Non un taglio dei costi: è l’era dell’AI agentica”

    Prince ha insistito che il taglio del 20% non è legato al contenimento delle spese, ma è una conseguenza diretta dell’uso dell’AI in azienda. “Le azioni di oggi non sono un esercizio di riduzione dei costi né una valutazione delle performance individuali; riguardano il modo in cui Cloudflare definisce l’operatività e la creazione di valore di un’azienda di classe mondiale e ad alta crescita nell’era dell’AI agentica”, hanno scritto Prince e la cofondatrice e presidente Michelle Zatlyn in un post dedicato.

    L’adozione interna dell’AI: “Come passare dal cacciavite manuale a quello elettrico”

    Durante la call, Prince ha ammesso che, pur vendendo prodotti basati sull’intelligenza artificiale, inizialmente Cloudflare era stata prudente nell’adozione interna della tecnologia. “Il punto di svolta, per noi, è stato lo scorso novembre. Da quel momento abbiamo visto, in vari team, balzi enormi di produttività: persone che diventavano 2, 10, persino 100 volte più produttive. È stato come passare da un cacciavite manuale a uno elettrico.”

    “Negli ultimi tre mesi soltanto, l’uso interno dell’AI in Cloudflare è aumentato di oltre il 600%,” ha aggiunto.

    Prince ha messo in evidenza in particolare l’uso dell’AI nel coding: praticamente tutto il team R&D utilizza ora Workers — la piattaforma che permette agli sviluppatori di creare ed eseguire software direttamente sulla rete globale di Cloudflare — inclusa la funzionalità di “vibe coding”. Ha inoltre sottolineato che il 100% del codice generato in questo modo e poi distribuito nei prodotti Cloudflare “viene oggi revisionato da agenti AI autonomi”.

    Non solo sviluppatori: “Dall’ingegneria alle risorse umane, dalla finanza al marketing, i dipendenti avviano ogni giorno migliaia di sessioni con agenti AI per portare a termine il proprio lavoro,” ha spiegato.

    Meno ruoli di supporto, più produttività

    Secondo Prince, questa impennata di produttività comporta la necessità di meno figure di supporto. “Molte persone impegnate nel supporto, quelle che lavorano dietro le quinte, non saranno i ruoli che faranno andare avanti le aziende,” ha affermato.

    Allo stesso tempo, ha ribadito che le assunzioni non si fermeranno: “Continueremo ad assumere e a investire sulle persone, perché chi abbraccia questi strumenti è incredibilmente più produttivo di quanto avessimo mai visto. Scommetterei che nel 2027 avremo più dipendenti di quanti ne avremo in qualsiasi momento del 2026.”

    Cloudflare ha chiuso il primo trimestre, prima dei licenziamenti, con circa 5.500 dipendenti.

    Un copione ormai ricorrente nel tech

    Lo schema descritto da Prince — usare i guadagni di efficienza derivanti dall’AI come leva per ridurre l’organico anche in presenza di ricavi in forte crescita — sta diventando un copione familiare nel settore tecnologico. Resta da capire se si tratti di una trasformazione strutturale autentica o di una copertura conveniente per mantenere la disciplina sui costi: un interrogativo con cui investitori e dipendenti si confronteranno ancora a lungo.

    Alla domanda di un analista sul perché tagliare così a fondo dopo un trimestre così positivo, Prince ha risposto: “Essere in forma non significa che non si possa diventare ancora più in forma.”

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    Nato nei primi anni ’80, è un autore specializzato in tecnologia, informatica e cultura digitale. Cresciuto in un’epoca di grandi trasformazioni tecnologiche, ha sviluppato fin da bambino una forte passione per i computer e il mondo dei videogiochi, muovendo i primi passi su macchine iconiche come il Commodore Amiga 500, tra floppy disk, linguaggi BASIC e interminabili pomeriggi passati a esplorare mondi virtuali. Grande appassionato di fantascienza, è da sempre affascinato dall’universo di Star Wars, che ha contribuito a plasmare la sua immaginazione e il suo interesse per le tecnologie futuristiche. Parallelamente, ha coltivato un amore per le avventure grafiche classiche, in particolare la saga di Monkey Island, da cui trae ispirazione anche il suo pseudonimo. Nel tempo libero continua a coltivare le sue passioni: retrogaming, fantascienza, smanettamento con nuovi dispositivi e software, e la riscoperta delle tecnologie che hanno segnato la sua infanzia. Per lui, la tecnologia non è solo lavoro, ma un linguaggio attraverso cui raccontare il presente e immaginare il futuro.