Come funziona il tracciamento della posizione

    Enhanced 911 (E-911)

    Negli Stati Uniti, fin da piccoli impariamo che in caso di emergenza bisogna chiamare il 911. Quando componi quel numero, la chiamata viene inoltrata automaticamente a un centro di risposta per la sicurezza pubblica, chiamato PSAP (Public Safety Answering Point), in pratica il centralino del 911. L’operatore che risponde riceve in automatico alcune informazioni sulla posizione (ALI, Automatic Location Information), utili a identificare il punto da cui proviene la chiamata. In molte aree è attivo anche l’Enhanced 911 (E-911), che permette al PSAP di determinare l’area generale di origine della chiamata, anche se non sempre con precisione al metro.

    Secondo la CTIA (Cellular Telephone Industry Association), ogni giorno negli Stati Uniti vengono effettuate circa 150.000 chiamate di emergenza da dispositivi mobili. Proprio per questo, il governo ha imposto un’evoluzione delle funzionalità E-911. Su richiesta della Federal Communications Commission (FCC), gli operatori mobili stanno sviluppando tecnologie in grado di migliorare sensibilmente la localizzazione delle chiamate di emergenza da cellulare, così da raggiungere precisioni molto maggiori.

    L’introduzione dell’E-911 a fasi

    La FCC ha previsto un’implementazione graduale del sistema E-911:

    • Fase 0
    • È il livello base del 911: le chiamate provenienti da reti mobili vengono inoltrate a un PSAP. Gli operatori sono obbligati a trasferire la chiamata al PSAP anche se l’utente non è un loro abbonato.

    • Fase I

    • A ogni chiamata al 911 deve essere associato e visualizzato il numero del chiamante. In questo modo l’operatore del PSAP può richiamare nel caso la linea cada o la conversazione venga interrotta.

    • Fase II

    • È la fase avanzata: i gestori devono integrare ricevitori GPS nei telefoni o tecnologie equivalenti, così da fornire dati di latitudine e longitudine più puntuali. L’accuratezza richiesta varia indicativamente tra 50 e 300 metri (circa 164–984 piedi).

    Senza la Fase II, la localizzazione si limita alla cella di rete da cui parte la chiamata. Con la Fase II pienamente operativa, insieme alla voce del chiamante vengono trasmessi:
    – il numero del chiamante, detto ANI (Automatic Number Identification);
    – l’indirizzo e la posizione del sito dell’antenna che riceve la chiamata.

    Questi dati arrivano all’E-911 Tandem, lo switch che smista le chiamate di emergenza al PSAP competente in base alla posizione attribuita all’ANI. Una volta che voce e ANI sono stati trasferiti al PSAP, l’operatore può visualizzare su una mappa le coordinate GPS (latitudine e longitudine) del chiamante, ottenute via satelliti. Il sistema del PSAP si collega inoltre al database ALI, che conserva indirizzi e altre informazioni utili a contestualizzare la chiamata.

    Oltre l’emergenza: nuove opportunità (e nuovi dubbi)

    L’infrastruttura tecnica messa in campo per la Fase II apre anche a servizi commerciali basati sulla posizione. Come spesso accade, le stesse tecnologie pensate per la sicurezza pubblica possono essere riutilizzate per applicazioni come:
    – servizi di prossimità e informazioni contestuali;
    – suggerimenti e promozioni geolocalizzate;
    – funzioni avanzate di navigazione o assistenza.

    Queste possibilità, però, portano con sé anche interrogativi importanti sulla tutela della privacy e sull’uso responsabile dei dati di localizzazione, temi che richiedono norme chiare e trasparenza verso gli utenti.

    Un po’ di storia del 911

    • Il 16 febbraio 1968, il senatore Rankin Fite effettuò ad Haleyville, in Alabama, la prima chiamata al 911 degli Stati Uniti, instradata dall’Alabama Telephone Company.
    • Una settimana dopo, anche Nome, in Alaska, attivò il proprio sistema 911.
    • Nel 1973, l’Office of Telecommunications della Casa Bianca pubblicò una dichiarazione a sostegno dell’adozione del 911 a livello nazionale e promosse la creazione di un Federal Information Center per aiutare le agenzie governative a implementare il sistema.

    Perché proprio il numero 911?

    Prima degli anni ’60 non esisteva un numero unico per le emergenze. Nel 1967, la FCC si confrontò con AT&T per definire un codice nazionale, come ricorda la NENA (National Emergency Number Association). La scelta cadde su 911 per diversi motivi:
    – è breve e facile da ricordare;
    – soprattutto, era un numero “libero”: non era già assegnato come prefisso d’ufficio, di area o come codice di servizio.

    Questa combinazione lo rendeva ideale per un servizio critico che deve essere riconoscibile e raggiungibile ovunque sul territorio nazionale.

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    Nato nei primi anni ’80, è un autore specializzato in tecnologia, informatica e cultura digitale. Cresciuto in un’epoca di grandi trasformazioni tecnologiche, ha sviluppato fin da bambino una forte passione per i computer e il mondo dei videogiochi, muovendo i primi passi su macchine iconiche come il Commodore Amiga 500, tra floppy disk, linguaggi BASIC e interminabili pomeriggi passati a esplorare mondi virtuali. Grande appassionato di fantascienza, è da sempre affascinato dall’universo di Star Wars, che ha contribuito a plasmare la sua immaginazione e il suo interesse per le tecnologie futuristiche. Parallelamente, ha coltivato un amore per le avventure grafiche classiche, in particolare la saga di Monkey Island, da cui trae ispirazione anche il suo pseudonimo. Nel tempo libero continua a coltivare le sue passioni: retrogaming, fantascienza, smanettamento con nuovi dispositivi e software, e la riscoperta delle tecnologie che hanno segnato la sua infanzia. Per lui, la tecnologia non è solo lavoro, ma un linguaggio attraverso cui raccontare il presente e immaginare il futuro.