Cos’è il Deep Web e come accedervi

    Il deep web è una parte fondamentale dell’esperienza online di tutti i giorni. Molte attività che svolgiamo in rete hanno una componente “non visibile” ai classici motori di ricerca: per questo il termine deep web genera spesso confusione e viene scambiato – erroneamente – con “dark web”. In questa guida chiariremo cos’è davvero il deep web e vedremo come accedervi nel modo giusto.

    Che cos’è il Deep Web?

    Con “deep web” si indica tutto ciò che i motori di ricerca come Google non indicizzano e quindi non mostrano nei risultati. Sono aree di siti non accessibili ai visitatori occasionali: servono credenziali, permessi o un contesto specifico per entrarci. Ogni volta che apri la tua email, ti colleghi ai social, consulti l’home banking o accedi a un account personale, stai già navigando nel deep web.

    Oltre alla parte “utente”, il deep web è cruciale anche per il dietro le quinte di qualunque sito. Sotto la pagina che stai leggendo si trovano domini e DNS, cartelle web, file CSS e script, sistemi di storage, plugin e servizi terzi. Se gestisci un sito, ti confronti quotidianamente con aree non pubbliche che rientrano nel deep web.

    Allargando lo sguardo, rientrano in questa definizione anche altre “sezioni invisibili”, come gateway di pagamento, schermate di conferma, forum privati, chat room, intranet ed extranet aziendali, paywall, oltre a zone protette che ospitano database riservati di aziende, enti pubblici, esercito e istituti scientifici.

    In pratica, ogni sito web possiede componenti deep. Se le sommiamo tutte, le pagine del deep web superano di gran lunga quelle del web “in chiaro” indicizzato dai motori di ricerca. Non a caso, diverse stime suggeriscono che il deep web rappresenti tra il 90% e il 95% dell’intero World Wide Web.

    Parliamo di migliaia di terabyte di informazioni. È impossibile conoscere la dimensione esatta, perché dietro i server si trova una quantità di dati smisurata. Se già il web visibile – con oltre un miliardo di siti – ti sembra enorme, l’estensione del web invisibile è davvero difficile da immaginare. Di fatto, ne costituisce l’infrastruttura portante.

    Il Deep Web è illegale?

    No: il deep web, di per sé, non è illegale. È parte integrante del funzionamento della rete e delle attività quotidiane online, al di là della semplice navigazione “da vetrina”.

    L’equivoco nasce perché spesso “deep web” viene confuso con “dark web”. Il dark web, sì, ospita anche contenuti e mercati illeciti, e i due termini sono stati usati impropriamente come sinonimi da media e cronache, alimentando l’errore.

    In sintesi:
    – Il dark web è una rete parallela e separata dal web tradizionale, accessibile con strumenti dedicati. Al suo interno esistono marketplace e contenuti rischiosi da evitare.
    – Il deep web coincide invece con tutto ciò che non è indicizzato o è protetto da autenticazione nel normale web.

    Detto questo, il deep web non è automaticamente “sicuro”. Vale il buon senso:
    – Un sito malevolo può infettare il dispositivo con malware o trojan.
    – Truffe e schemi fraudolenti possono colpire dopo il login, ad esempio con richieste di pagamento.
    – Condividere dati personali in aree private o forum può esporre a rischi e furti di identità.
    – Alcuni siti a pagamento o con accesso riservato possono trattare argomenti illeciti: è opportuno starne alla larga.

    Buono a sapersi: non tutto il dark web è pericoloso. Esistono anche risorse onion affidabili legate a libertà di espressione e tutela della privacy.

    Come accedere al Deep Web

    Il deep web è direttamente connesso al web “di superficie”. Ti basta essere online per utilizzarne le pagine: webmail, social, portali di pagamento e aree riservate di servizi richiedono spesso autenticazione a due fattori con codice OTP.

    Suggerimento: per accedere al dark web, occorre un browser dedicato come Tor o alternative analoghe.

    Se vuoi esplorare contenuti non immediatamente visibili, ecco alcuni metodi utili.

    1. Prova altri motori di ricerca

    Non tutto ciò che Google non indicizza resta invisibile ovunque. Alcune pagine che non compaiono su Google possono essere presenti su:
    – Bing
    – DuckDuckGo
    – Startpage
    – Brave Search
    – Ecosia

    Fare ricerche incrociate su più motori aumenta le possibilità di trovare materiale “nascosto” al principale.

    2. Trova la pagina principale con Google e poi approfondisci

    Puoi usare Google per arrivare alla sezione madre di un sito e, da lì, scavare più a fondo. Una tecnica efficace è usare l’operatore:
    – site:nomesito estensione di ricerca

    Questo approccio aiuta a individuare PDF “sepolti”, vecchi aggiornamenti, contenuti dietro paywall e persino pagine con tag “nofollow”. Google potrebbe non seguire quei link, ma spesso esamina comunque la directory principale rivelando risorse altrimenti difficili da scoprire.

    3. Consulta riviste e database ad accesso aperto

    Quello che non emerge sui motori può spesso essere recuperato attraverso portali governativi e archivi open access, ricercabili anche via Google. Un esempio è USA.gov, che raccoglie documenti e risorse legati all’amministrazione statunitense. Database di questo tipo consentono ricerche avanzate su informazioni non sempre visibili nel web pubblico.

    Esistono inoltre siti per la ricerca di persone o numeri di telefono che producono report dettagliati, così come Google Books, che restituisce contenuti e anteprime non sempre reperibili nella ricerca web standard.

    4. Usa motori di ricerca dedicati al Deep Web

    Data l’enorme estensione del deep web, per raggiungere certi contenuti servono strumenti specializzati. Alcuni motori avanzati sono a pagamento, altri gratuiti. Tra i più noti:
    – Spokeo (richiede abbonamento)
    – The Wayback Machine
    – Haystack
    – WorldCat
    – Torch
    – e altri motori verticali sui contenuti storicizzati, biblioteche, archivi e reti alternative

    Se temi che informazioni sensibili che ti riguardano possano essere accessibili tramite questi canali, valuta l’uso di uno scanner del dark web per verificare eventuali violazioni o fughe di dati associate al tuo indirizzo email o ai tuoi account.


    Credito immagine: Pixabay. Tutti gli screenshot sono di Sayak Boral.

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    Nato nei primi anni ’80, è un autore specializzato in tecnologia, informatica e cultura digitale. Cresciuto in un’epoca di grandi trasformazioni tecnologiche, ha sviluppato fin da bambino una forte passione per i computer e il mondo dei videogiochi, muovendo i primi passi su macchine iconiche come il Commodore Amiga 500, tra floppy disk, linguaggi BASIC e interminabili pomeriggi passati a esplorare mondi virtuali. Grande appassionato di fantascienza, è da sempre affascinato dall’universo di Star Wars, che ha contribuito a plasmare la sua immaginazione e il suo interesse per le tecnologie futuristiche. Parallelamente, ha coltivato un amore per le avventure grafiche classiche, in particolare la saga di Monkey Island, da cui trae ispirazione anche il suo pseudonimo. Nel tempo libero continua a coltivare le sue passioni: retrogaming, fantascienza, smanettamento con nuovi dispositivi e software, e la riscoperta delle tecnologie che hanno segnato la sua infanzia. Per lui, la tecnologia non è solo lavoro, ma un linguaggio attraverso cui raccontare il presente e immaginare il futuro.