Divine, il reboot di Vine sostenuto da Jack Dorsey, è ora disponibile per tutti
Un nuovo progetto che riporta in vita i video in loop da sei secondi di Vine è finalmente scaricabile su App Store e Google Play. Si chiama Divine e mette a disposizione un archivio di circa 500.000 Vine, recuperati da un backup del servizio originale, oltre a consentire ai creator di pubblicare di nuovo nuovi “Vine”.
Divine è stato finanziato da “and Other Stuff”, un’organizzazione non profit fondata nel maggio 2025 dal cofondatore di Twitter Jack Dorsey. La missione della non profit è sostenere progetti open source sperimentali con il potenziale di cambiare il panorama dei social. Il supporto di Dorsey non è un investimento classico: non cerca un ritorno economico, ma vuole rimediare a un errore del passato, ovvero la decisione — presa quando era CEO di Twitter — di chiudere Vine.
Com’è nato Divine e come è stato recuperato l’archivio
Per dare vita a Divine, Evan Henshaw-Plath — tra i primi dipendenti di Twitter e membro di “and Other Stuff”, noto online come “Rabble” — ha messo mano all’archivio di Vine. Gran parte dei contenuti era stata salvata grazie all’Archive Team, un progetto comunitario di conservazione digitale.
I video erano conservati in enormi file binari da 40-50 GB. Per ricostruirli, Rabble ha dovuto scrivere script di big data in grado di decodificarli e ripristinare anche segnali di engagement come visualizzazioni, like e commenti associati ai video originali.
Non tutto è stato recuperato, ma i progressi sono stati significativi. L’app è apparsa per la prima volta a novembre in beta con circa 100.000 dei migliori Vine; poco prima del lancio pubblico si era già arrivati a 300.000. Oggi Divine conta all’incirca 500.000 video provenienti da quasi 100.000 creator originali di Vine.
Tra i primi a interessarsi al progetto ci sono diversi volti storici della piattaforma, come Lele Pons, JimmyHere, MightyDuck e Jack & Jack, tra gli altri. I profili degli utenti Divine sono consultabili anche sul web, senza dover installare l’app mobile.
“Non solo nostalgia”: l’app prende forma con la community
Secondo Rabble, l’idea iniziale era lanciare rapidamente dopo i primi test. Sono stati però proprio gli storici “Viners” a frenare il team: questo progetto, hanno detto, non doveva limitarsi alla nostalgia, ma rappresentare un nuovo inizio per i social, lontano dal “rumore” generato dall’IA. Il messaggio è stato chiaro: meglio aspettare e farlo bene. Così la squadra ha rivisto e in parte riscritto il codice, lavorando a fondo anche sul design.
Il risultato è la versione di Divine che debutta oggi, con funzionalità pensate per come le nuove generazioni consumano contenuti. Tra queste spicca la modalità “compilation”, che permette di creare raccolte di Vine in stile “compilation” come quelle con cui molti sono cresciuti su YouTube e altrove.
- Come funziona: visitando, per esempio, un hashtag come #cats, parte in autoplay un flusso continuo di Vine collegati. In qualsiasi momento puoi fermarti per interagire — mettere like, ripostare — oppure semplicemente continuare a guardare.
Niente “AI slop”: come Divine filtra i contenuti generati dall’IA
Uno dei punti di valore di Divine è l’assenza di contenuti generati dall’intelligenza artificiale. “Ho deciso di filtrare l’IA perché non mi piace essere ingannato,” spiega Rabble. “Non voglio un feed inondato da contenuti prodotti in massa, senza umanità né cura.”
Per mantenere la rete libera dal cosiddetto “AI slop”, Divine richiede di:
- registrare i video direttamente nell’app, oppure
- verificare l’origine dei video caricati tramite C2PA, lo standard aperto che traccia provenienza ed eventuali modifiche dei contenuti digitali.
Un social su protocolli aperti: Nostr oggi, AT Protocol e ActivityPub domani
Oltre a riportare l’esperienza Vine, Divine vuole spingere l’adozione di protocolli aperti, in linea con la visione di Rabble di restituire i social alle persone, lontano dal controllo delle big tech. L’app si basa sul protocollo sociale open Nostr e il team sta sperimentando l’integrazione con l’AT Protocol, lo stesso che alimenta Bluesky. In futuro, potrebbe arrivare anche l’integrazione con ActivityPub, il protocollo alla base di reti come Mastodon e Flipboard e presente anche su Threads di Meta.
Modello organizzativo e opportunità per i creator
Divine non ha un modello di monetizzazione e opera come public benefit corporation. L’idea è dare ai creator maggiore controllo sulla propria presenza online, così da poter monetizzare come già avviene oggi con collaborazioni e brand deal. Rabble guarda con interesse anche a modelli come Patreon per il supporto diretto, oltre all’ipotesi di un account Pro con funzionalità aggiuntive.
Lele Pons, tra le icone della prima era Vine, ha commentato il rilancio: “Per molti di noi Vine è stato l’inizio di tutto. Un’app iconica. È stato un momento chiave sia nel mio percorso personale che nella cultura di internet. Vedere quei classici tornare in vita e poter crearne di nuovi mi rende felicissima.”
Come scaricare Divine e come funziona l’accesso
Divine è disponibile gratuitamente su:
- App Store
- Google Play
- Zapstore, lo store basato su Nostr
L’accesso verrà aperto gradualmente, partendo dalla waitlist e, a seguire, tramite codici invito per gli altri utenti.


