Google I/O 2026: Cosa ci insegna il passato dell’AI di Google sul suo futuro
Da anni scherziamo dicendo che Google I/O, la conferenza annuale per sviluppatori, assomiglia più a “Google A/I”. E non è solo una battuta: quasi ogni prodotto Google ha subito una cura a base di intelligenza artificiale. Ma in un settore iper-accelerato come l’AI, lo scenario cambia in fretta. In vista di Google I/O 2026, vale la pena ripercorrere cosa è successo nell’ultimo anno e cosa potrebbe arrivare dopo.
Google sta spingendo su più fronti contemporaneamente. Gemini, la sua piattaforma AI, è ovunque: nei dispositivi (dai nuovi Pixel “AI-first” agli occhiali smart) e in ogni software dell’ecosistema, da Search a Google Docs e Gmail. Anche la versione chatbot di Gemini si è ritagliata un vantaggio competitivo, introducendo funzioni inedite per il settore.
Nel frattempo, l’intera industria è cambiata. Si sono imposti il cosiddetto “vibe coding” e i “claws” (alias agenti), mentre i data center per alimentare l’AI stanno spuntando in massa, sollevando critiche per impatti ambientali ed economici. La carenza di chip — ribattezzata da alcuni “RAMaggedon” — ha colpito l’intero comparto tecnologico. Restano aperti interrogativi sul rapporto tra AI e salute mentale e crescono le paure su licenziamenti, perdita di posti di lavoro e un web invaso da contenuti generati in automatico e di bassa qualità.
Tutto il lavoro svolto da Google nell’ultimo anno prepara il terreno alle prossime mosse. Ecco i filoni principali che abbiamo osservato e cosa potrebbero anticipare.
Le ultime su Gemini
A novembre 2025 Google ha fatto un balzo in avanti con Gemini 3. Al debutto, il modello offriva le capacità più avanzate tra i concorrenti, al punto da far scattare “allarmi rossi” in aziende rivali come OpenAI e di porre le basi tecnologiche per le evoluzioni successive. Come ciliegina sulla torta, Apple ha deciso ufficialmente di usare Gemini per potenziare il nuovo Siri, accordo che secondo indiscrezioni sarebbe costato circa 1 miliardo di dollari.
L’attuale versione di punta è Gemini 3.1 Pro, focalizzata su capacità di ragionamento ancora più robuste. Google tende a rilasciare meno iterazioni numerate rispetto a OpenAI o Anthropic, ma compensa con funzioni fresche a ritmo costante. Negli ultimi mesi sono arrivati:
– Generazione di file direttamente in chat
– Immagini interattive
– Una nuova app per macOS
– Integrazioni profonde con NotebookLM
– Altri miglioramenti sparsi nell’ecosistema
Un altro fronte caldo è l’AI agentica. Gli agenti Gemini sono in grado di orchestrare processi e completare attività in autonomia. Detto ciò, Google ha recentemente chiuso l’esperimento Project Mariner, pensato per far operare agenti sul web su larga scala. Le sue competenze confluiranno in altri progetti Gemini e probabilmente a I/O sentiremo parlare del futuro agentico di Google — magari con novità su Project Astra, la tecnologia di DeepMind che consente all’AI di “vedere” o riconoscere oggetti, come già accade nella modalità camera di Gemini Live.
Google, a differenza di molti competitor, ha anche aperto una finestra sul costo ambientale dell’AI. Il peso di una singola richiesta è trascurabile, ma moltiplicato per miliardi di prompt al giorno — e con agenti sempre più autonomi — diventa significativo. Per questo l’efficienza, tramite hardware dedicato (nuovi chip) e ottimizzazioni software, è ora una priorità assoluta per contenere i costi senza rallentare lo sviluppo dei modelli più avanzati.
Google “impazzisce” per la creatività AI
Negli ultimi dodici mesi Google ha premuto forte su immagini e video generati da AI. Il modello Nano Banana, lanciato ad agosto, ha fatto scalpore per qualità e versatilità. Le versioni Pro e le seconde generazioni hanno ampliato il vantaggio, trasformando Google in un peso massimo anche nel campo dei media generativi. Sul video sono arrivate le release Veo 3.1 e 3.1 Lite, aggiornamenti incrementali del modello presentato all’I/O, e poi Genie, uno strumento sperimentale per creare mondi 3D.
Non tutti, però, stanno continuando su questa strada: OpenAI ha annunciato lo stop alla sua app video Sora. Mentre la maggior parte dei grandi player concentra gli investimenti su strumenti per il lavoro e per il coding, Google — forte delle sue risorse — potrebbe comunque sfornare nuovi modelli creativi.
A gennaio l’azienda ha comunicato l’arrivo di Nano Banana e Veo anche sui dispositivi TV (oltre a Gemini, già presente, che permette di “parlare” con la TV). La piattaforma di filmmaking Google Flow ha superato la soglia dei 100 milioni di video generati con l’AI. Ma il successo porta anche grattacapi: a dicembre Disney ha citato in giudizio Google per presunte violazioni di copyright su larga scala.
Hardware AI: Pixel e occhiali smart
Ora che i software sono maturi, le aziende tech stanno spingendo sull’hardware “AI-first”. Lo vediamo in smartphone, smartwatch e smart glasses.
La nuova linea Pixel 10 è un concentrato di AI. Tra le funzioni utili spiccano la traduzione vocale in tempo reale e Magic Cue, che fa emergere informazioni pertinenti dalle app sul telefono proprio quando servono. Sul fronte foto, l’editing è sempre più spinto: se superi i 10x di zoom, l’AI generativa interviene per colmare i dettagli mancanti e affinare l’immagine. C’è anche il coach fotografico con Gemini, che ti suggerisce come inquadrare per ottenere lo scatto migliore.
Sul versante benessere, l’AI health coach di Google sta arrivando davvero. È integrato nel nuovo Fitbit Air e usa l’AI per leggere i tuoi dati e proporre piani personalizzati di allenamento e recupero. La funzione era stata promessa inizialmente per il Pixel Watch 4, uscito a ottobre, che comunque ha introdotto diversi strumenti AI: non a caso, la nostra recensora Vanessa Hand Orellana lo ha definito “un assistente vocale AI davvero capace e a mani libere, che non ti fa urlare contro il polso”.
Capitolo occhiali: la Google di oggi è molto diversa da quella di Google Glass del 2013. Da tempo l’azienda fa teasing sulla tecnologia Android XR e ha collaborato con Samsung sul visore Galaxy XR di realtà mista. Questo ha creato le basi per headset e occhiali “infusi” di Gemini. Nei prossimi mesi — e magari proprio a I/O — dovremmo capirne di più.
Search e oltre: l’AI al centro dell’esperienza Google
Tra tutti i prodotti Google, Search è quello che l’AI ha trasformato di più. Le AI Overviews sono ancora presenti e in evoluzione: includono più contesto e attingono anche da fonti “di prima mano” come Reddit. Introdotta all’ultimo I/O, la modalità AI rende la ricerca più simile a una conversazione con un chatbot e integra capacità agentiche per esplorare il web al posto tuo. Puoi caricare immagini e file per un’analisi AI e persino provare virtualmente capi d’abbigliamento prima di acquistare.
Google sta inoltre spingendo sull’“intelligenza personalizzata” in Search: sfrutta dati provenienti da Gmail, Calendar, Foto e altre app per restituire risultati più pertinenti alla tua vita quotidiana. È un vantaggio competitivo enorme, grazie alla vastità dell’ecosistema, ma solleva anche dubbi legati alla privacy.
Se c’è una costante dell’ultimo anno, è che nessun software di Google è “immune” a Gemini. Drive, Docs, Sheets e Slides hanno ricevuto nuove funzioni AI: creazione di template, automazione dell’inserimento dati, presentazioni più curate e coerenti. L’icona a stellina di Gemini è ormai protagonista in tutta la suite.
E non finisce qui:
– Gemini può proporti riunioni e gestire il tuo Google Calendar.
– Gmail ha integrato Gemini praticamente ovunque.
– Su Google Maps, chi contribuisce può farsi aiutare da Gemini per rifinire le descrizioni.
– Google Foto mette a disposizione strumenti avanzati di fotoritocco AI.
– YouTube è pieno di AI, sia per i creator (strumenti di produzione) sia per gli utenti (nuove funzionalità e video generati).
– Anche i dispositivi per la smart home hanno ricevuto una generosa iniezione di Gemini.
In sintesi: nel bene e nel male, Gemini è il “nuovo Google”. Un cambio di rotta appare improbabile. Aspettiamoci quindi molto, moltissimo Gemini a questo Google I/O e oltre.


