Anche GoPro punta alla difesa
Vuoi fare soldi? Costruisci data center. Oppure produci batterie per alimentarli. O… cambia rotta verso il settore difesa.
Non è un consiglio finanziario, ma è di certo la direzione che sembra entusiasmare mercati pubblici e investitori privati, ultimamente. La giovane divisione di accumulo energetico di Ford — minuscola rispetto a quella di Tesla e operativa solo dal prossimo anno — ha contribuito a far balzare il titolo come non succedeva da anni. Redwood Materials ha raccolto 425 milioni di dollari da big come Google e Nvidia grazie al suo cambio di focus verso lo storage energetico per data center. Cerebras ha appena messo a segno una delle IPO più calde del 2026.
Nel frattempo, i capitali continuano a riversarsi nelle startup della difesa: Anduril ha chiuso un altro round da 5 miliardi di dollari questa settimana. Sembra che qualunque azienda con anche solo una remota possibilità di accaparrarsi contratti governativi stia tentando il colpo.
Ed eccoci a GoPro.
Dal mito della “GoPro killer” alla realtà di oggi
L’azienda delle action cam ne ha passate tante. Per tutto il decennio scorso, l’espressione “GoPro killer” era comune quasi quanto “Tesla killer” o “iPhone killer”: c’era sempre qualcuno pronto a scommettere che una nuova camera — dalla sportiva di TomTom fino a Clips di Google (te la ricordi?) — avrebbe spodestato la società californiana che ha inventato la categoria.
Sopravvivere, però, non equivale a prosperare. Negli ultimi anni GoPro ha arrancato: vendite in calo, perdite in aumento e un titolo che due anni fa si è praticamente appiattito attorno a 1 dollaro. Così, sorpresa, il mese scorso GoPro ha annunciato l’intenzione di “esplorare opportunità nei mercati della difesa e dell’aerospazio”.
Il senso (e i limiti) di un cambio di rotta
Per un’azienda che unisce qualità d’immagine al top con una robustezza sufficiente a sopravvivere a un incidente in moto o a una caduta dallo spazio, la mossa non è del tutto insensata. E infatti il semplice annuncio è bastato per quasi raddoppiare il prezzo delle azioni per qualche giorno. Ma anche quell’entusiasmo è rientrato. A quanto pare, il “pivot verso la difesa” non è a prova di proiettile come le fotocamere di GoPro.
Dall’exploit di Borsa ai “piani alternativi”
Probabilmente a questo punto hai capito dove si va a parare. Giovedì, GoPro ha comunicato di aver incaricato la banca d’investimento Houlihan Lokey di supportarla nella valutazione di “una potenziale vendita e altre opzioni strategiche”. Il consiglio di amministrazione ha fatto sapere di aver ricevuto “diverse manifestazioni d’interesse non sollecitate da soggetti di vari settori, tra cui difesa, consumer e finanziario”, che in pratica è un modo elegante per dire: “C’è aria di problemi”.
Non è la prima volta che GoPro valuta una cessione: il fondatore e CEO Nick Woodman aveva ammesso che l’ipotesi era stata brevemente presa in considerazione già nel 2018.
Numeri in sofferenza e tagli al personale
Oggi, però, la situazione appare più critica. Oltre al peggioramento dei conti, il mese scorso l’azienda ha annunciato il licenziamento di un quarto della forza lavoro. Il team è già sceso sotto le 600 persone, dopo aver toccato in passato quota 1.500.
Quindici anni fa GoPro era una star della tecnologia. Oggi, come tanti, deve muoversi in uno scenario molto più instabile. E non stupisce che un budget del Pentagono in forte espansione appaia come una possibile via di fuga nel mezzo della turbolenza.


