Hacker nordcoreani accusati di un furto crypto da 290 milioni di dollari
Nel weekend, un gruppo di hacker ha sottratto oltre 290 milioni di dollari in criptovalute a Kelp DAO, un protocollo che consente agli utenti di ottenere rendimenti sulle crypto inattive.
Entro lunedì, LayerZero — uno dei progetti coinvolti nell’incidente — ha puntato il dito contro la Corea del Nord, sostenendo che dietro il colpo ci sia un’operazione riconducibile al regime di Pyongyang. Al momento, si tratta del più grande furto crypto del 2024, superando l’attacco di aprile all’exchange Drift, in cui i criminali avevano portato via circa 285 milioni di dollari.
Come è avvenuto l’attacco
In un post pubblicato su X, LayerZero ha spiegato che gli aggressori hanno sfruttato Kelp DAO attraverso il bridge di LayerZero, un’infrastruttura che consente a blockchain diverse di comunicare ed eseguire istruzioni tra loro.
Secondo quanto riportato, i criminali avrebbero poi approfittato di una configurazione di sicurezza interna di Kelp che non prevedeva verifiche multiple prima di approvare le transazioni. Questa lacuna avrebbe permesso di autorizzare operazioni fraudolente e drenare i fondi.
L’ombra di Pyongyang e il gruppo TraderTraitor
LayerZero parla di “indicatori preliminari” che collegherebbero l’attacco alla Corea del Nord, citando in particolare il gruppo di hacker noto come TraderTraitor, specializzato nel colpire obiettivi nel settore crypto.
Botta e risposta tra Kelp DAO e LayerZero
Kelp DAO ha risposto respingendo le accuse e attribuendo a LayerZero la responsabilità del furto, innescando un rimpallo di colpe tra i due progetti.
Un trend che si aggrava
Negli ultimi anni gli hacker al soldo del regime di Kim Jong Un hanno consolidato una reputazione temibile nel mondo delle criptovalute. Solo nel 2023, i gruppi legati alla Corea del Nord avrebbero sottratto oltre 2 miliardi di dollari in asset digitali. Dal 2017 a oggi, il totale stimato dei fondi crypto trafugati dal Paese si aggira attorno ai 6 miliardi di dollari.


