Il nuovo Siri di Apple potrebbe puntare forte sull’AI di Google

    Un nuovo iOS è in arrivo e porta con sé cambiamenti importanti. Secondo un report di Mark Gurman per Bloomberg, in iOS 27 Siri introdurrà l’eliminazione automatica delle chat e farà ampio affidamento su Gemini di Google per le funzioni da chatbot AI. Le novità dovrebbero essere annunciate alla Worldwide Developers Conference, che parte l’8 giugno, e arrivare poi a settembre insieme ai nuovi prodotti Apple.

    Quest’anno Siri sarà al centro della strategia Apple, insieme a possibili passi avanti nell’universo dei pieghevoli e a un importante rinnovamento dell’AI per la fotocamera. Lanciata nel 2011, Siri è presente su iPhone e altri dispositivi Apple per gestire operazioni di base come chiamate e messaggi, richieste di informazioni o controllo della smart home. Nel 2026, però, l’assistente farà un deciso salto verso un vero chatbot generativo, per competere con soluzioni come ChatGPT di OpenAI, Gemini di Google, Claude di Anthropic e Grok di xAI. Gurman aveva già anticipato che Siri diventerà un’app autonoma nel passaggio a un assistente conversazionale basato su AI generativa.

    Eliminazione automatica delle chat

    Nel suo newsletter Power On, Gurman spiega che gli utenti potranno scegliere di far cancellare automaticamente le conversazioni con Siri dopo un certo periodo. Nelle impostazioni si potrà selezionare se conservare le chat per 30 giorni, un anno o senza limiti. Una funzione simile esiste già su iPhone per i messaggi, dove è possibile regolare l’eliminazione automatica degli SMS/iMessage dopo 30 giorni o 12 mesi.

    Apple, al momento, non ha commentato la notizia.

    La scommessa sulla privacy di Siri

    Con l’aggiornamento a iOS 27, Siri farà grande affidamento su Gemini, uno dei modelli leader nella corsa ai chatbot AI, secondo Gurman. Finora l’AI di Apple è apparsa indietro rispetto a Google, OpenAI e Anthropic per ampiezza e funzionalità — forse anche per scelta — senza che questo ne abbia intaccato i risultati di business.

    Apple ha tradizionalmente evitato di utilizzare dati grezzi degli utenti per addestrare i propri modelli. Gurman ipotizza che l’azienda potrebbe “lasciare a Google parte delle protezioni di sicurezza”. Oggi Apple Intelligence — l’ombrello AI dell’azienda — genera risposte sfruttando dati dell’utente in locale o attraverso il Private Cloud Compute, l’infrastruttura pensata per tutelare la riservatezza.

    Secondo Gurman, Apple “non aveva alternative” se voleva potenziare rapidamente Siri. “Pur ribadendo di voler mantenere le tutele per gli utenti offrendo al tempo stesso funzioni di AI, in Apple sembra farsi strada l’idea che la privacy richieda compromessi”, scrive.

    A gennaio, Apple e Google hanno annunciato una “collaborazione pluriennale” che prevede l’uso dei modelli Gemini e dei servizi cloud di Google da parte di Apple. All’epoca, Apple aveva puntualizzato che “Apple Intelligence continuerà a funzionare su dispositivi Apple e su Private Cloud Compute, mantenendo gli standard di privacy leader del settore”.

    Resta però da chiarire dove verranno analizzati e archiviati i dati delle conversazioni con Siri in iOS 27. Pur continuando a utilizzare il Private Cloud Compute, Apple non ha precisato se per il nuovo Siri si affiderà “agli stessi chip, data center e garanzie di sicurezza in uso oggi per Siri e Apple Intelligence”, sottolinea Gurman.

    La domanda chiave è: quando si chiede o si discute qualcosa con il nuovo Siri, quanto di quel contenuto finirà nel cloud di Google? E fino a che punto Apple dovrà scendere a compromessi rispetto agli standard di privacy che l’hanno sempre contraddistinta?

    Secondo l’analista Paolo Pescatore, su Apple pesa “una pressione evidente” per riuscire con il chatbot di Siri, ma l’approccio graduale — invece di bruciare “ingenti quantità di denaro” — si sta rivelando saggio. “L’opportunità di Apple non è vincere la corsa all’AI con rumore o novità fini a sé stesse, ma rendere l’AI utile, privata, senza attriti e profondamente integrata nell’ecosistema”, ha detto a CNET.

    Genmoji più intelligenti

    Gurman aggiunge che con iOS 27 e iPadOS 27 Apple rafforzerà il ruolo dell’AI anche nelle genmoji. Arriveranno le “Genmoji suggerite”, generate a partire dalle foto e dalle frasi usate più spesso nelle chat. La funzione sarà facoltativa.

    Le Genmoji, introdotte a dicembre 2024 con iOS 18.2, sono emoji create dall’AI che rappresentano personaggi, oggetti o persone, utilizzabili nei messaggi. Si possono generare con un prompt descrittivo o partendo da immagini della propria libreria.

    Siri in beta, con interruttore dedicato

    Il nuovo Siri potrebbe debuttare in versione beta. Secondo Gurman, gli utenti potrebbero avere un toggle per passare dal Siri tradizionale alla beta del nuovo assistente, così da provare le funzionalità basate su AI generativa senza rinunciare del tutto all’esperienza attuale.

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    Nato nei primi anni ’80, è un autore specializzato in tecnologia, informatica e cultura digitale. Cresciuto in un’epoca di grandi trasformazioni tecnologiche, ha sviluppato fin da bambino una forte passione per i computer e il mondo dei videogiochi, muovendo i primi passi su macchine iconiche come il Commodore Amiga 500, tra floppy disk, linguaggi BASIC e interminabili pomeriggi passati a esplorare mondi virtuali. Grande appassionato di fantascienza, è da sempre affascinato dall’universo di Star Wars, che ha contribuito a plasmare la sua immaginazione e il suo interesse per le tecnologie futuristiche. Parallelamente, ha coltivato un amore per le avventure grafiche classiche, in particolare la saga di Monkey Island, da cui trae ispirazione anche il suo pseudonimo. Nel tempo libero continua a coltivare le sue passioni: retrogaming, fantascienza, smanettamento con nuovi dispositivi e software, e la riscoperta delle tecnologie che hanno segnato la sua infanzia. Per lui, la tecnologia non è solo lavoro, ma un linguaggio attraverso cui raccontare il presente e immaginare il futuro.