Tornano gli occhiali di Google: cosa aspettarsi davvero

    Lo scorso dicembre ho potuto provare, in varie versioni ancora in sviluppo, i nuovi occhiali intelligenti di Google. Tra poco arriveranno i modelli finali. Quando esattamente e a che prezzo? Potremmo scoprirlo tra pochi giorni.

    Negli ultimi anni Meta è stata la big tech più aggressiva nel provare a mettersi sul nostro volto con i suoi occhiali smart, ma non è l’unica. Google sta per rientrare in scena con un’intera famiglia di occhiali connessi: è il primo vero ritorno alla tecnologia “da indossare sul viso” dai tempi di Google Glass, nel lontano 2013.

    Questa volta, però, il baricentro è quasi tutto sull’intelligenza artificiale. Gemini sarà il cuore e la ragione d’essere degli occhiali Android XR di Google. E non parliamo di un unico modello: si attende una gamma con design firmati Warby Parker, Gentle Monster, Kering Eyewear e persino Samsung. In parallelo, Xreal — specialista in occhiali-display — affiancherà il tutto con un dispositivo di mixed reality a collegamento cablato, nome in codice Project Aura.

    Il Google I/O, la conferenza annuale per sviluppatori, è dietro l’angolo: appuntamento il 19 maggio. Lì dovremmo capire la strategia completa sugli occhiali smart. Molto però è già stato anticipato nei mesi scorsi. Ora che siamo nel 2026, il lancio è imminente: se anche solo vi sfiora l’idea di acquistare degli smart glasses, è il momento di vedere cosa stanno preparando.

    Tutto gira attorno a Gemini

    Google, Samsung e Qualcomm stanno lavorando insieme su Android XR, un nuovo sistema operativo pensato per un ventaglio di dispositivi: visori di mixed reality, occhiali AI, occhiali con display e in prospettiva veri occhiali AR. Il primo frutto di questa alleanza è arrivato lo scorso autunno con Samsung Galaxy XR.

    Galaxy XR è a tutti gli effetti un visore VR, ma anche un computer di realtà mista, in stile Apple Vision Pro e Meta Quest 3. Esegue app Android tramite Android XR e integra Gemini: l’assistente AI risponde alla voce, e può “vedere” ciò che accade sia sullo schermo del dispositivo, sia nel mondo reale grazie alle fotocamere esterne, per offrire assistenza in tempo reale.

    Questa disponibilità immediata dell’assistente Gemini è destinata a diventare la killer app anche per la nuova ondata di occhiali smart. Come i Ray-Ban e gli Oakley con Meta AI, gli occhiali di Google faranno leva su Gemini e sulle sue app collegate, come Nano Banana e NotebookLM.

    • Le versioni senza display integrato utilizzeranno microfoni e altoparlanti per rispondere ai comandi vocali, tradurre lingue dal vivo, riprodurre musica e gestire chiamate. La fotocamera servirà sia per foto e video, sia per attivare la modalità Gemini Live, con registrazione continua e comprensione del contesto circostante.
    • Le versioni con display a colori in una lente mostreranno scatti fatti con gli occhiali, notifiche dallo smartphone, video, oltre a didascalie assistive e traduzione live. Alcune app funzioneranno come estensioni di ciò che fate sul telefono: ad esempio, Google Maps potrà visualizzare mappe e direzioni “a terra” davanti a voi con un semplice movimento del capo; Uber potrà mostrare lo stato del driver in arrivo.

    Tre (o più) partner di design

    Warby Parker, il brand coreano Gentle Monster e il gruppo europeo Kering Eyewear sono già partner ufficiali per gli occhiali Android XR: significa che ciascuno lancerà una propria linea. Aspettiamoci tante varianti e un taglio moda, proprio come succede con le collezioni firmate EssilorLuxottica per Oakley e Ray-Ban nel mondo Meta.

    Tra le attese ci sono occhiali smart Gucci sotto l’ombrello Kering, e probabilmente non finirà lì. Anche Samsung non resterà a guardare: oltre a fornire componenti come fotocamere e display, dovrebbe presentare un proprio modello di occhiali Android XR.

    A questo si aggiunge Xreal, nota per gli occhiali con display via USB, che sta preparando un mini-computer Android XR chiamato Project Aura (ne parliamo tra poco).

    Lo schema ricorda i tempi in cui Google, con Android Wear, aveva coinvolto tanti marchi di orologi: l’idea è ampliare l’ecosistema portando a bordo altri brand di eyewear.

    Project Aura: un’esperienza AR “diversa”

    Project Aura, sviluppato da Xreal in collaborazione con Google, porta un’idea alternativa di occhiali AR. Funziona in modo differente rispetto agli altri smart glasses: è più simile a un mini visore VR da usare a sessioni, non tutto il giorno.

    • Gli occhiali integrano un display più ampio e fotocamere aggiuntive.
    • Si collegano a un “puck” di elaborazione, grande più o meno come uno smartphone.
    • Una volta indossati (li ho provati lo scorso anno), permettono di eseguire app e contenuti 3D, e offrono anche hand tracking come un visore VR.

    Project Aura utilizza le stesse app di Galaxy XR e condivide la piattaforma hardware. In pratica, è una esperienza di realtà mista “compressa”, pensata sia come prodotto, sia come strumento per sviluppatori in vista di futuri occhiali AR di Google connessi direttamente al telefono. L’uso tipico non è “always-on”: come gli altri modelli di Xreal, è un display indossabile con audio, una sorta di “cuffie per gli occhi” per espandere lo schermo mentre ci si sposta.

    L’asso nella manica: integrazione profonda con Android e i servizi Google

    Il vero vantaggio competitivo di Android XR dovrebbe essere l’integrazione nativa con le app AI e con ciò che già vivete sullo smartphone. Su Android, l’esperienza promette di essere molto più coerente e profonda, in stile smartwatch: controlli di sistema, notifiche, app connesse. Su iOS, gli occhiali dovrebbero comunque offrire i servizi di Gemini.

    Finora non sono esistiti occhiali smart pensati per connettersi davvero in profondità con il telefono che portiamo in tasca: Google potrebbe essere il primo a riuscirci. Apple potrebbe seguirla con una sua proposta nel prossimo futuro.

    Google ha già anticipato che le notifiche del telefono appariranno come widget interattivi sugli occhiali. La domanda è: quante app costruiranno integrazioni su misura? E ci sarà spazio per AI oltre a Gemini? Al momento, Google indica Gemini come servizio AI principale per gli occhiali. Confermato anche il supporto all’ecosistema WearOS.

    Privacy e accettazione sociale: la vera sfida

    Meta ha incontrato più volte problemi legati alla gestione dei dati personali e agli usi impropri delle fotocamere in pubblico, con inevitabile backlash sui social. Le policy di privacy AI di Meta non sono chiarissime, e l’azienda non brilla per reputazione in tema di sicurezza e tutela dell’utente.

    Google riuscirà a fare meglio? In generale gode di maggiore credibilità, ma è pur sempre un colosso che intreccia pubblicità e dati personali e che raccoglie un volume crescente di informazioni — inclusi salute e fitness — per alimentare i suoi servizi AI connessi. Dovrà spiegare con trasparenza come intende gestire responsabilmente i dati degli occhiali e superare gli ostacoli di accettazione sociale. Il fantasma del vecchio soprannome “Glasshole” potrebbe tornare a farsi sentire?

    Prezzo e uscita: ancora un punto interrogativo

    Per ora non ci sono date precise: si parla solo di un generico “nel 2026”. Ma il 19 maggio, con il Google I/O, dovrebbero arrivare novità concrete. Saremo sul posto per seguire tutti gli annunci su AI e smart glasses, minuto per minuto. Presto ne sapremo di più.

    Share.

    Nato nei primi anni ’80, è un autore specializzato in tecnologia, informatica e cultura digitale. Cresciuto in un’epoca di grandi trasformazioni tecnologiche, ha sviluppato fin da bambino una forte passione per i computer e il mondo dei videogiochi, muovendo i primi passi su macchine iconiche come il Commodore Amiga 500, tra floppy disk, linguaggi BASIC e interminabili pomeriggi passati a esplorare mondi virtuali. Grande appassionato di fantascienza, è da sempre affascinato dall’universo di Star Wars, che ha contribuito a plasmare la sua immaginazione e il suo interesse per le tecnologie futuristiche. Parallelamente, ha coltivato un amore per le avventure grafiche classiche, in particolare la saga di Monkey Island, da cui trae ispirazione anche il suo pseudonimo. Nel tempo libero continua a coltivare le sue passioni: retrogaming, fantascienza, smanettamento con nuovi dispositivi e software, e la riscoperta delle tecnologie che hanno segnato la sua infanzia. Per lui, la tecnologia non è solo lavoro, ma un linguaggio attraverso cui raccontare il presente e immaginare il futuro.