Il clamoroso ritorno di Intel è ancora più incredibile di quanto sembri

    Bloomberg ha pubblicato questa settimana un’approfondita analisi su come il CEO di Intel, Lip-Bu Tan, stia cercando di rimettere in carreggiata uno dei nomi più leggendari — e traballanti — della Silicon Valley. Vale la lettura, ma in realtà tralascia l’aspetto più sconvolgente: nell’ultimo anno il titolo Intel è schizzato del 490%. Un rally pazzesco, frutto di una scommessa di Wall Street che potrebbe correre molto più veloce del reale cambio di passo dell’azienda.

    Tan, subentrato a marzo dello scorso anno, nei primi dodici mesi ha puntato più sulle relazioni che sulla riorganizzazione. Ha strappato un accordo estremamente favorevole con il governo degli Stati Uniti — oggi terzo maggiore azionista di Intel —, ha stretto i rapporti con Elon Musk per una partnership produttiva e, secondo indiscrezioni, avrebbe messo a segno intese preliminari di manifattura con Apple e Tesla.

    Sul piano operativo, però, il quadro resta complicato. I rendimenti produttivi dei chip di Intel sono ancora distanti da quelli del leader di settore TSMC, e alcune fonti interne citate da Bloomberg raccontano che Tan, dentro l’azienda, sia stato piuttosto avaro di dettagli concreti: in certi team si sarebbero semplicemente “spostate” le scadenze mancate, più che recuperate.

    Gli investitori, intanto, stanno scommettendo forte sulla visione d’insieme. Se poi l’esecuzione sarà all’altezza, è la domanda da miliardi di dollari.

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    Nato nei primi anni ’80, è un autore specializzato in tecnologia, informatica e cultura digitale. Cresciuto in un’epoca di grandi trasformazioni tecnologiche, ha sviluppato fin da bambino una forte passione per i computer e il mondo dei videogiochi, muovendo i primi passi su macchine iconiche come il Commodore Amiga 500, tra floppy disk, linguaggi BASIC e interminabili pomeriggi passati a esplorare mondi virtuali. Grande appassionato di fantascienza, è da sempre affascinato dall’universo di Star Wars, che ha contribuito a plasmare la sua immaginazione e il suo interesse per le tecnologie futuristiche. Parallelamente, ha coltivato un amore per le avventure grafiche classiche, in particolare la saga di Monkey Island, da cui trae ispirazione anche il suo pseudonimo. Nel tempo libero continua a coltivare le sue passioni: retrogaming, fantascienza, smanettamento con nuovi dispositivi e software, e la riscoperta delle tecnologie che hanno segnato la sua infanzia. Per lui, la tecnologia non è solo lavoro, ma un linguaggio attraverso cui raccontare il presente e immaginare il futuro.