Il clamoroso ritorno di Intel è ancora più incredibile di quanto sembri
Bloomberg ha pubblicato questa settimana un’approfondita analisi su come il CEO di Intel, Lip-Bu Tan, stia cercando di rimettere in carreggiata uno dei nomi più leggendari — e traballanti — della Silicon Valley. Vale la lettura, ma in realtà tralascia l’aspetto più sconvolgente: nell’ultimo anno il titolo Intel è schizzato del 490%. Un rally pazzesco, frutto di una scommessa di Wall Street che potrebbe correre molto più veloce del reale cambio di passo dell’azienda.
Tan, subentrato a marzo dello scorso anno, nei primi dodici mesi ha puntato più sulle relazioni che sulla riorganizzazione. Ha strappato un accordo estremamente favorevole con il governo degli Stati Uniti — oggi terzo maggiore azionista di Intel —, ha stretto i rapporti con Elon Musk per una partnership produttiva e, secondo indiscrezioni, avrebbe messo a segno intese preliminari di manifattura con Apple e Tesla.
Sul piano operativo, però, il quadro resta complicato. I rendimenti produttivi dei chip di Intel sono ancora distanti da quelli del leader di settore TSMC, e alcune fonti interne citate da Bloomberg raccontano che Tan, dentro l’azienda, sia stato piuttosto avaro di dettagli concreti: in certi team si sarebbero semplicemente “spostate” le scadenze mancate, più che recuperate.
Gli investitori, intanto, stanno scommettendo forte sulla visione d’insieme. Se poi l’esecuzione sarà all’altezza, è la domanda da miliardi di dollari.


