Non puoi più cercare “disregard” su Google come prima

    All’inizio di questa settimana, Google ha lanciato una nuova esperienza di Ricerca che mette in primo piano i riepiloghi generati dall’AI, relegando i classici “10 link blu” molto più in basso nella pagina. Ma quando una piattaforma ha le dimensioni di Google Search, è inevitabile imbattersi in casi limite che, a quanto pare, non sono stati previsti.

    Un esempio? Ecco cosa succede ora se digiti la parola “disregard” su Google.

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    In questi giorni Google sta ricevendo parecchie critiche sui social per questa scelta, e il motivo è piuttosto evidente. Come si vede, il link a Merriam-Webster è ancora presente, ma per trovarlo devi scorrere oltre un’enorme porzione di spazio vuoto. Per la maggior parte delle persone, l’unica cosa visibile è la risposta dell’AI. E il punto è proprio questo: per chi cerca il significato della parola “disregard”, quel riepilogo non aggiunge alcun valore. È semplicemente uno strumento che, in questo contesto, non funziona.

    Per dare un riferimento, ecco lo stesso tipo di ricerca su Bing, che è stato finora meno aggressivo nell’imporre i riepiloghi AI. Non è impeccabile, ma qui qualche informazione utile c’è.

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    Faccio il giornalista tech da quasi 15 anni e, prima di oggi, non ricordo una sola occasione in cui un risultato su Bing sia stato più utile dell’equivalente su Google. C’è sempre una prima volta per tutto!

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    Nato nei primi anni ’80, è un autore specializzato in tecnologia, informatica e cultura digitale. Cresciuto in un’epoca di grandi trasformazioni tecnologiche, ha sviluppato fin da bambino una forte passione per i computer e il mondo dei videogiochi, muovendo i primi passi su macchine iconiche come il Commodore Amiga 500, tra floppy disk, linguaggi BASIC e interminabili pomeriggi passati a esplorare mondi virtuali. Grande appassionato di fantascienza, è da sempre affascinato dall’universo di Star Wars, che ha contribuito a plasmare la sua immaginazione e il suo interesse per le tecnologie futuristiche. Parallelamente, ha coltivato un amore per le avventure grafiche classiche, in particolare la saga di Monkey Island, da cui trae ispirazione anche il suo pseudonimo. Nel tempo libero continua a coltivare le sue passioni: retrogaming, fantascienza, smanettamento con nuovi dispositivi e software, e la riscoperta delle tecnologie che hanno segnato la sua infanzia. Per lui, la tecnologia non è solo lavoro, ma un linguaggio attraverso cui raccontare il presente e immaginare il futuro.