L’onda più grande mai surfata: ci sono voluti due anni per confermarla

    Nel mondo ad alto tasso di adrenalina del big wave surfing, domare una montagna d’acqua non è solo questione di coraggio. È una combinazione di tempismo, fisica e una quantità enorme di energia sprigionata dall’oceano.

    Pochi momenti nella storia del surf hanno lo stesso peso di quello che ha consacrato la più grande onda mai surfata nei libri dei record.

    Dalle Hawaii al Portogallo, i surfisti inseguono questi giganti con la speranza di cavalcare l’onda che ridefinirà i limiti dello sport. E la comunità delle big wave osserva, misura e discute senza sosta su cosa valga davvero.

    L’onda più grande mai surfata

    Nazaré, in Portogallo, è il regno delle onde più mastodontiche del pianeta. Nell’ottobre del 2020, Sebastian Steudtner ha preso al largo di Praia do Norte un’onda che ha superato ogni aspettativa.

    La conferma ufficiale è arrivata solo nel 2022: il Guinness World Records ha certificato quell’onda di Nazaré a 86 piedi (26,21 metri). È la più alta mai surfata nella storia—un muro d’acqua che Steudtner ha percorso con una precisione impressionante.

    I record precedenti e chi li ha scritti

    Prima di Steudtner, il primato apparteneva al brasiliano Rodrigo Koxa, che a novembre 2017—sempre a Praia do Norte—aveva cavalcato un’onda da 80 piedi (24,38 metri). Anche quel risultato fu riconosciuto dal Guinness e fece il giro del mondo in video.

    Sul fronte femminile, Maya Gabeira ha fissato il nuovo record mondiale per la maggiore onda mai surfata da una donna, ancora nelle acque di Nazaré. La sua cavalcata del 2020 ha raggiunto 73,5 piedi (22,4 metri): un’impresa tecnica notevole e un traguardo simbolico per tutto il surf femminile.

    Paddle o tow-in: l’altra sfida

    Sebbene la maggior parte delle onde gigantesche venga affrontata con il tow-in (traino con moto d’acqua), il paddle surfing resta una disciplina a sé, con una cultura molto rispettata.

    Nel 2016, Aaron Gold ha stabilito il record per la più grande onda mai presa a remi, a Jaws (Maui). Senza alcun supporto di jet ski, è entrato in un’onda misurata a 63 piedi (19,2 metri).

    Questa distinzione conta: nel paddle il surfista si affida solo alla propria bracciata e al tempismo, rendendo ogni ride particolarmente stimato all’interno della comunità.

    Gli spot leggendari nel mondo

    Oltre a Praia do Norte, altri luoghi iconici hanno fatto da teatro a cavalcate memorabili. Al largo della California, Cortes Bank regalò a Mike Parsons, nel 2008, una session che per un periodo detennero il primato. Più a nord, Mavericks è celebre per l’acqua gelida e i suoi break micidiali.

    Nelle Hawaii, tra North Shore e Jaws, continuano a nascere onde da record. È su queste spiagge che molti big wave rider affinano le proprie capacità prima di affacciarsi sulla scena internazionale.

    Cosa ci aspetta nel big wave surfing

    I record cadono, ma la spinta a superare i limiti non si ferma. Dai primi pionieri che sfidarono i colossi di Waimea alle odierne misurazioni assistite da satelliti e analisi video, la tecnologia è cambiata: la sfida, però, è sempre la stessa.

    Steudtner continua ad allenarsi e a surfare, e forse là fuori—appena oltre l’orizzonte—si sta già formando l’onda destinata a battere ogni misura. Con tavole più evolute, team più preparati e più dati a disposizione, il prossimo gigante aspetta solo il surfista giusto per essere domato.

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    Nato nei primi anni ’80, è un autore specializzato in tecnologia, informatica e cultura digitale. Cresciuto in un’epoca di grandi trasformazioni tecnologiche, ha sviluppato fin da bambino una forte passione per i computer e il mondo dei videogiochi, muovendo i primi passi su macchine iconiche come il Commodore Amiga 500, tra floppy disk, linguaggi BASIC e interminabili pomeriggi passati a esplorare mondi virtuali. Grande appassionato di fantascienza, è da sempre affascinato dall’universo di Star Wars, che ha contribuito a plasmare la sua immaginazione e il suo interesse per le tecnologie futuristiche. Parallelamente, ha coltivato un amore per le avventure grafiche classiche, in particolare la saga di Monkey Island, da cui trae ispirazione anche il suo pseudonimo. Nel tempo libero continua a coltivare le sue passioni: retrogaming, fantascienza, smanettamento con nuovi dispositivi e software, e la riscoperta delle tecnologie che hanno segnato la sua infanzia. Per lui, la tecnologia non è solo lavoro, ma un linguaggio attraverso cui raccontare il presente e immaginare il futuro.