Jensen Huang scopre un “nuovissimo” mercato da 200 miliardi di dollari per Nvidia

    Jensen Huang, fondatore e CEO di Nvidia, è probabilmente uno dei più grandi maestri dell’hype aziendale in circolazione. Forse persino più instancabile, nel suo ottimismo, di Marc Benioff di Salesforce quando si tratta di magnificare il futuro della propria azienda e dei suoi ricavi.
    Con una differenza: trimestre dopo trimestre, i numeri gli danno ragione.

    Per questo, invece di accogliere con scetticismo la sua nuova dichiarazione di aver individuato un “TAM da 200 miliardi di dollari completamente nuovo per Nvidia”, vale la pena concedergli un po’ di credito.

    Il nuovo driver: la CPU Vera

    Huang ha agganciato questo potenziale mercato alla nuova CPU di Nvidia, Vera, presentata a marzo. Parlando durante la call dei risultati di mercoledì — dopo un altro trimestre da record con 81,6 miliardi di dollari di ricavi e una guidance di 91 miliardi per il prossimo — Huang ha descritto Vera come un prodotto capace di cambiare le regole del gioco. E, a sentir lui, le prime vendite lo confermano.

    Ciononostante, a Wall Street non mancano le preoccupazioni su cosa potrebbe far perdere a Nvidia la sua posizione dominante. Ultimamente, molti timori ruotano proprio intorno alle CPU. Nvidia regna incontrastata sulle GPU, mentre il mercato delle CPU è storicamente territorio di Intel e AMD. (Nvidia ha fatto CPU in passato, ma non è mai stato il suo core business.)

    Esempio recente: il mese scorso Amazon Web Services ha sbandierato un maxi accordo con Meta per milioni di CPU AI sviluppate in casa. Andy Jassy, CEO di Amazon, ha dichiarato senza mezzi termini che AWS è in grado di progettare chip per l’AI — GPU e CPU — alla pari, se non meglio, di Nvidia.

    “La prima CPU al mondo pensata per l’AI agentica”

    Con Vera, venduta sia come prodotto standalone sia in bundle con la GPU Rubin, Huang sostiene di aver sbloccato “un nuovo, importante motore di crescita” per l’azienda. Perché? Perché, a suo dire, Vera è “la prima CPU al mondo costruita apposta per l’AI agentica”.

    “Vera apre un mercato totalmente nuovo da 200 miliardi di dollari per Nvidia, uno spazio che finora non avevamo mai indirizzato, e tutti i principali hyperscaler e produttori di sistemi stanno collaborando con noi per distribuirla. Il mondo sta ricostruendo il computing intorno all’AI agentica e all’AI fisica robotica. Nvidia è al centro di queste transizioni”, ha dichiarato Huang, fedele al suo stile entusiasta.

    La sua tesi: se la parte “cognitiva” dei modelli di AI si appoggia soprattutto alle GPU, gli agenti — i software autonomi che eseguono compiti — girano prevalentemente su CPU. Usano le CPU per portare a termine le attività assegnate e, secondo le previsioni di Huang, arriveranno a disporre di una sorta di “PC” propri, basati su CPU.

    Token, non core: perché Vera è diversa

    Vera sarebbe progettata per un obiettivo preciso: macinare token alla massima velocità. Un’impostazione diversa dalle CPU tipiche del cloud, pensate attorno ai “core” e alla capacità di far girare molteplici istanze di applicazioni nel minor tempo possibile.

    L’argomentazione ha una sua coerenza. Ma, con i big del cloud e un esercito di startup che investono nello sviluppo di chip per l’AI, perché Huang ritiene che Nvidia possa diventare la scelta di riferimento anche per le CPU degli agenti?

    La risposta: vendite già a quota 20 miliardi

    Perché, dice lui, la domanda c’è già. Nvidia avrebbe venduto, solo quest’anno, 20 miliardi di dollari di CPU Vera “standalone” — e siamo ancora all’inizio del percorso.

    “Il mondo ha un miliardo di utenti umani. La mia sensazione è che avremo miliardi di agenti, non da subito, ci arriveremo nel tempo. Quegli agenti useranno strumenti, e questi strumenti somiglieranno a dei PC, proprio come noi oggi usiamo i PC”, ha spiegato.

    E la conclusione, molto concreta: “Avremo bisogno di molte più CPU.”

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    Nato nei primi anni ’80, è un autore specializzato in tecnologia, informatica e cultura digitale. Cresciuto in un’epoca di grandi trasformazioni tecnologiche, ha sviluppato fin da bambino una forte passione per i computer e il mondo dei videogiochi, muovendo i primi passi su macchine iconiche come il Commodore Amiga 500, tra floppy disk, linguaggi BASIC e interminabili pomeriggi passati a esplorare mondi virtuali. Grande appassionato di fantascienza, è da sempre affascinato dall’universo di Star Wars, che ha contribuito a plasmare la sua immaginazione e il suo interesse per le tecnologie futuristiche. Parallelamente, ha coltivato un amore per le avventure grafiche classiche, in particolare la saga di Monkey Island, da cui trae ispirazione anche il suo pseudonimo. Nel tempo libero continua a coltivare le sue passioni: retrogaming, fantascienza, smanettamento con nuovi dispositivi e software, e la riscoperta delle tecnologie che hanno segnato la sua infanzia. Per lui, la tecnologia non è solo lavoro, ma un linguaggio attraverso cui raccontare il presente e immaginare il futuro.