OpenAI lancia la Lockdown Mode per proteggere i dati sensibili dagli attacchi di prompt injection

    OpenAI ha presentato una nuova funzionalità pensata per offrire un ulteriore livello di protezione contro i cosiddetti attacchi di prompt injection, ovvero quando istruzioni malevole per i chatbot vengono nascoste all’interno di pagine web o altre fonti di contenuto.

    Che cos’è la Lockdown Mode e cosa cambia

    Con la Lockdown Mode attiva, alcuni comportamenti a rischio vengono limitati per ridurre la superficie d’attacco. In particolare:
    – viene disabilitata la navigazione web in tempo reale (resta possibile accedere solo a contenuti memorizzati nella cache);
    – non è consentito recuperare e mostrare immagini dal web (si possono comunque generare immagini);
    – vengono bloccate le funzionalità di deep research;
    – è disattivata la modalità agente.

    L’obiettivo è ridurre la probabilità che informazioni sensibili vengano esfiltrate durante un’interazione compromessa.

    Limiti e aspettative realistiche

    OpenAI sottolinea che, anche con la Lockdown Mode abilitata, ChatGPT non diventa immune alle prompt injection. I contenuti malevoli potrebbero ancora:
    – essere presenti in pagine web già memorizzate nella cache;
    – annidarsi in file caricati dall’utente;

    e, di conseguenza, influenzare il comportamento del modello o l’accuratezza delle risposte. La Lockdown Mode non elimina il rischio, ma lo mitiga riducendo i canali potenziali di fuga dei dati.

    A chi è destinata

    Questa modalità non è pensata per l’uso generalista. OpenAI chiarisce che è rivolta a persone e organizzazioni che trattano dati sensibili e desiderano una protezione più rigorosa contro i rischi di esfiltrazione legati alle prompt injection.

    Disponibilità

    OpenAI sta introducendo progressivamente la Lockdown Mode per gli account ChatGPT Business self‑service e per alcuni account personali idonei.

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    Nato nei primi anni ’80, è un autore specializzato in tecnologia, informatica e cultura digitale. Cresciuto in un’epoca di grandi trasformazioni tecnologiche, ha sviluppato fin da bambino una forte passione per i computer e il mondo dei videogiochi, muovendo i primi passi su macchine iconiche come il Commodore Amiga 500, tra floppy disk, linguaggi BASIC e interminabili pomeriggi passati a esplorare mondi virtuali. Grande appassionato di fantascienza, è da sempre affascinato dall’universo di Star Wars, che ha contribuito a plasmare la sua immaginazione e il suo interesse per le tecnologie futuristiche. Parallelamente, ha coltivato un amore per le avventure grafiche classiche, in particolare la saga di Monkey Island, da cui trae ispirazione anche il suo pseudonimo. Nel tempo libero continua a coltivare le sue passioni: retrogaming, fantascienza, smanettamento con nuovi dispositivi e software, e la riscoperta delle tecnologie che hanno segnato la sua infanzia. Per lui, la tecnologia non è solo lavoro, ma un linguaggio attraverso cui raccontare il presente e immaginare il futuro.