Perché Slate ha cambiato la batteria nel suo pickup elettrico economico

    Slate, l’azienda dietro il pickup elettrico essenziale e a basso costo, ha trovato un altro modo per semplificare il prodotto: ripensare la batteria.

    Mercoledì, insieme all’annuncio del prezzo di partenza — 24.950 dollari esclusi destination, tasse e altre spese — la startup ha svelato una nuova strategia: niente più pacco batteria opzionale da 240 miglia di autonomia e aggiornamento del pacco standard da 150 a 205 miglia.

    Questa scelta racconta bene quanto il mercato delle batterie negli Stati Uniti sia cambiato negli ultimi quattro anni.

    Dall’NMC all’LFP: cosa è cambiato davvero

    All’inizio, il piano di Slate prevedeva l’uso di celle con chimica nickel-manganese-cobalto (NMC). È una soluzione molto diffusa nel settore auto perché offre un’elevata densità energetica, quindi più autonomia a parità di spazio. Il rovescio della medaglia? Costi alti, trainati soprattutto dai prezzi di nichel e cobalto.

    Negli ultimi anni, però, molti costruttori hanno iniziato a virare su un’altra chimica: litio-ferro-fosfato (LFP). Le batterie LFP hanno minore densità energetica, ma costano sensibilmente meno — circa il 40% in meno — grazie anche all’uso di materiali più economici come il ferro, che sostituisce nichel e cobalto nel catodo.

    Perché non tutti hanno scelto subito l’LFP

    Le riserve sull’LFP non erano solo tecniche, ma anche geopolitiche. Oggi gran parte della filiera LFP è concentrata in Cina. Non è sempre stato così: la statunitense A123 Systems era nata proprio per commercializzare questa tecnologia, salvo poi finire in bancarotta e, nel 2013, essere acquisita da un’azienda cinese di componentistica auto. Da lì, i produttori cinesi hanno scommesso forte sull’LFP, diventandone leader globali.

    C’era poi il tema degli incentivi. Fino alla scorsa estate, i veicoli con batterie LFP rischiavano di non ottenere il credito d’imposta da 7.500 dollari previsto dall’Inflation Reduction Act, perché i materiali dovevano provenire dagli USA o da Paesi con accordi di libero scambio. Quando il One Big Beautiful Bill Act ha eliminato quei crediti, anche quel vincolo è caduto. Di conseguenza, i fornitori cinesi sono tornati pienamente in gioco. Slate, per esempio, sta collaborando con Gotion, azienda con sede a Hefei, per l’approvvigionamento delle celle che, secondo InsideEVs, verranno prodotte in uno stabilimento in Illinois.

    Autonomia: da problema a compromesso intelligente

    Un altro motivo per cui l’LFP è stato a lungo snobbato: l’autonomia inferiore. Nel mercato USA, l’industria ha spinto molto su veicoli da oltre 300 miglia con una carica — una scelta che però fa lievitare i prezzi, esattamente il contrario dell’obiettivo di Slate.

    La realtà è che la maggior parte degli automobilisti non ha bisogno di tutta quell’autonomia quotidianamente. Con l’espansione delle reti di ricarica — più capillari e veloci — l’ansia da autonomia si sta riducendo. Le varianti moderne dell’LFP non raggiungono la densità dell’NMC, ma il divario si è ristretto. Non a caso Ford, GM, Rivian e Tesla offrono già modelli con celle LFP.

    Il ruolo del “cell-to-pack” nell’evoluzione dei pacchi batteria

    La diffusione dell’LFP è andata di pari passo con l’adozione dell’architettura cell-to-pack, che anche Slate utilizza.

    • In passato, le celle venivano prima assemblate in moduli e poi i moduli inseriti nel pacco batteria. Questo approccio favoriva l’uso di celle pouch, economiche e leggere.
    • Col tempo, però, è emerso che il livello intermedio dei moduli annullava parte dei vantaggi di costo e peso.
    • Oggi il settore si sta spostando verso il cell-to-pack: celle rigide (prismatiche o cilindriche) inserite direttamente nel pacco, senza moduli.

    Risultato: meno passaggi produttivi, migliore densità energetica volumetrica — un plus importante per un veicolo compatto come il pickup di Slate. In più, le celle LFP tollerano meglio la ricarica quotidiana al 100% con minori preoccupazioni di degradazione rispetto all’NMC, consentendo di sfruttare l’intera capacità con più tranquillità.

    Una decisione maturata nel tempo

    Probabilmente in Slate c’è stato un momento in cui è arrivato il via libera ufficiale al passaggio da NMC a LFP, ma la traiettoria verso questa scelta era tracciata da anni. L’LFP non conquisterà l’intero mercato — alcuni costruttori, come GM, stanno puntando su chimiche completamente diverse — tuttavia il mix di costo contenuto e autonomia “giusta” rende l’LFP la scelta più logica per quello che ambisce a essere l’EV più economico degli Stati Uniti.

    In pratica: meno complessità, prezzo più accessibile, autonomia sufficiente per l’uso reale. Ed è così che Slate è riuscita a portare il pacco standard a 205 miglia eliminando l’opzione più grande, senza snaturare la missione del suo pickup elettrico.

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    Nato nei primi anni ’80, è un autore specializzato in tecnologia, informatica e cultura digitale. Cresciuto in un’epoca di grandi trasformazioni tecnologiche, ha sviluppato fin da bambino una forte passione per i computer e il mondo dei videogiochi, muovendo i primi passi su macchine iconiche come il Commodore Amiga 500, tra floppy disk, linguaggi BASIC e interminabili pomeriggi passati a esplorare mondi virtuali. Grande appassionato di fantascienza, è da sempre affascinato dall’universo di Star Wars, che ha contribuito a plasmare la sua immaginazione e il suo interesse per le tecnologie futuristiche. Parallelamente, ha coltivato un amore per le avventure grafiche classiche, in particolare la saga di Monkey Island, da cui trae ispirazione anche il suo pseudonimo. Nel tempo libero continua a coltivare le sue passioni: retrogaming, fantascienza, smanettamento con nuovi dispositivi e software, e la riscoperta delle tecnologie che hanno segnato la sua infanzia. Per lui, la tecnologia non è solo lavoro, ma un linguaggio attraverso cui raccontare il presente e immaginare il futuro.