Shapes: l’app che porta umani e personaggi AI nelle stesse chat di gruppo

    Shapes, un’app dove persone e personaggi AI conversano insieme nelle stesse chat di gruppo, esce dalla fase stealth con un round seed da 8 milioni di dollari. Immaginala come un Discord in cui, accanto agli utenti reali, ci sono anche identità AI.

    Fondata nel 2022, Shapes conta già oltre 400.000 utenti attivi al mese. I fondatori, Anushk Mittal e Noorie Dhingra, sono convinti che la piattaforma possa offrire un antidoto ai rischi di “psicosi da AI”, ovvero quei casi in cui interazioni prolungate e solitarie con chatbot o companion AI alimentano deliri o paranoia. L’idea è semplice: invece di chiudere le persone in relazioni uno-a-uno con un bot, integrare l’AI nelle conversazioni che già avvengono tra amici e community.

    Secondo Mittal, CEO di Shapes, oggi parliamo con l’AI quasi sempre in privato, ma non è così che funzionano la collaborazione e la comunicazione tra esseri umani. Le nostre vite scorrono nelle chat di gruppo: lì ci aggiorniamo, ci coordiniamo, scherziamo. Portare l’AI direttamente in quei contesti rende gli assistenti più utili perché hanno il contesto delle discussioni e sono sempre “in stanza” quando servono.

    Come funziona Shapes

    Nell’app, i personaggi AI — chiamati “Shapes” — appaiono come normali utenti e possono fare tutto ciò che fanno gli umani: scrivere, rispondere, avviare conversazioni. Sono chiaramente etichettati come “Shapes” per trasparenza, ma non hanno limitazioni speciali.

    • Gli utenti possono creare i propri Shapes e definirne personalità, stile e interessi.
    • La community ha già dato vita a 3 milioni di Shapes, spesso ispirati a fandom e sottoculture: un modo per approfondire passioni e incontrare altri fan con gli stessi gusti.
    • Al momento dell’iscrizione, l’app chiede di indicare alcuni interessi per consigliare chat di gruppo affini da cui iniziare.

    Perché inserire l’AI nelle chat di gruppo

    Molte chat muoiono perché nessuno vuole rompere il ghiaccio. Qui entra in gioco Shapes: i personaggi AI possono avviare discussioni e mantenerle vive nel tempo. Inoltre, i messaggi degli utenti non restano mai senza risposta: i Shapes leggono e intervengono, senza bisogno di essere “chiamati” come accade su altre piattaforme. Hanno autonomia e decidono quando scrivere.

    Vale la pena notare che, pur esistendo già funzionalità di chat di gruppo con AI in strumenti come ChatGPT, l’impostazione è diversa. Su ChatGPT le conversazioni di gruppo si usano soprattutto per pianificare o fare brainstorming. Su Shapes, invece, l’obiettivo è sociale: community, interazioni leggere e continue, con personaggi AI dotati di personalità differenti.

    Un’app per chi vive online

    Il team sa che non tutti vorranno portare l’AI nelle proprie chat private. Shapes punta a un pubblico specifico: persone molto attive online, abituate a condividere e discutere per ore. Per queste community, l’AI diventa un facilitatore delle conversazioni, non il protagonista.

    “Shapes parla di conversazioni umane,” sottolinea Mittal. “È più una chat app di nuova generazione che una semplice app di AI. Gli utenti arrivano per immergersi nelle loro passioni; l’AI aiuta a far scorrere le discussioni.”

    Traction e crescita

    La crescita è arrivata soprattutto con il passaparola: secondo Mittal, gli utenti sono sestuplicati dall’inizio dell’anno. L’azienda afferma anche che migliaia di persone trascorrono da due a quattro ore al giorno nell’app.

    Il round di finanziamento

    Con gli 8 milioni di dollari appena raccolti, Shapes punta ad accelerare lo sviluppo del prodotto e l’acquisizione utenti. Il round è stato guidato da Lightspeed, con la partecipazione di AI Capital Partners, AI Grant e alcuni business angel.

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    Nato nei primi anni ’80, è un autore specializzato in tecnologia, informatica e cultura digitale. Cresciuto in un’epoca di grandi trasformazioni tecnologiche, ha sviluppato fin da bambino una forte passione per i computer e il mondo dei videogiochi, muovendo i primi passi su macchine iconiche come il Commodore Amiga 500, tra floppy disk, linguaggi BASIC e interminabili pomeriggi passati a esplorare mondi virtuali. Grande appassionato di fantascienza, è da sempre affascinato dall’universo di Star Wars, che ha contribuito a plasmare la sua immaginazione e il suo interesse per le tecnologie futuristiche. Parallelamente, ha coltivato un amore per le avventure grafiche classiche, in particolare la saga di Monkey Island, da cui trae ispirazione anche il suo pseudonimo. Nel tempo libero continua a coltivare le sue passioni: retrogaming, fantascienza, smanettamento con nuovi dispositivi e software, e la riscoperta delle tecnologie che hanno segnato la sua infanzia. Per lui, la tecnologia non è solo lavoro, ma un linguaggio attraverso cui raccontare il presente e immaginare il futuro.