Thinking Machines vuole creare un’IA che ascolta mentre parla

    Thinking Machines Lab, la startup di intelligenza artificiale fondata lo scorso anno dall’ex CTO di OpenAI Mira Murati, ha annunciato lunedì un nuovo approccio chiamato “interaction models”. In poche parole: un’IA capace di interromperti e interagire in tempo reale.

    Al momento, tutti i modelli che usi funzionano più o meno così: tu parli, l’IA ascolta; poi l’IA risponde e tu ascolti. Thinking Machines vuole ribaltare questo schema, sviluppando un modello che elabora quello che dici e genera una risposta contemporaneamente. L’esperienza diventa più simile a una telefonata che a uno scambio di messaggi.

    Tecnicamente si parla di modalità “full duplex”. L’azienda afferma che il suo modello, TML-Interaction-Small, risponde in 0,40 secondi: un tempo in linea con i ritmi della conversazione umana e, secondo loro, sensibilmente più rapido rispetto a modelli analoghi di OpenAI e Google.

    Detto questo, siamo ancora nella fase di anteprima di ricerca, non di prodotto. Non è disponibile al pubblico. Nei prossimi mesi dovrebbe arrivare una “limited research preview”, con un rilascio più ampio previsto entro la fine dell’anno.

    Come interpretare la novità? Difficile dirlo ora. I benchmark sono notevoli e l’idea di fondo — rendere l’interattività una caratteristica nativa del modello e non un’aggiunta esterna — è senza dubbio intrigante. Ma capire se l’esperienza d’uso reale sarà all’altezza delle promesse tecniche sarà possibile solo quando le persone potranno metterci le mani.

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    Nato nei primi anni ’80, è un autore specializzato in tecnologia, informatica e cultura digitale. Cresciuto in un’epoca di grandi trasformazioni tecnologiche, ha sviluppato fin da bambino una forte passione per i computer e il mondo dei videogiochi, muovendo i primi passi su macchine iconiche come il Commodore Amiga 500, tra floppy disk, linguaggi BASIC e interminabili pomeriggi passati a esplorare mondi virtuali. Grande appassionato di fantascienza, è da sempre affascinato dall’universo di Star Wars, che ha contribuito a plasmare la sua immaginazione e il suo interesse per le tecnologie futuristiche. Parallelamente, ha coltivato un amore per le avventure grafiche classiche, in particolare la saga di Monkey Island, da cui trae ispirazione anche il suo pseudonimo. Nel tempo libero continua a coltivare le sue passioni: retrogaming, fantascienza, smanettamento con nuovi dispositivi e software, e la riscoperta delle tecnologie che hanno segnato la sua infanzia. Per lui, la tecnologia non è solo lavoro, ma un linguaggio attraverso cui raccontare il presente e immaginare il futuro.