Preparati all’ufficio del futuro… sussurrato

    Cosa succede alle nostre abitudini di lavoro se passeremo sempre più tempo a parlare con il computer? Un recente articolo del Wall Street Journal esplora l’ascesa delle app di dettatura come Wispr—soprattutto ora che si integrano con strumenti di coding “assistito”—e prova a immaginare come cambieranno le regole non scritte dell’etichetta in ufficio.

    Secondo un venture capitalist, visitare oggi alcune sedi di startup è come entrare in un call center di lusso. E Edward Kim, co-fondatore di Gusto, avrebbe persino avvisato il suo team: in futuro, gli uffici “suoneranno più come un reparto vendite”. Da uno che ha avuto la scrivania parcheggiata accanto al team sales per un periodo, posso solo dire: aiuto.

    Kim sostiene di usare la tastiera solo quando è strettamente necessario. Allo stesso tempo, ammette che dettare a voce alta in open space può risultare “un filo imbarazzante”.

    Non è l’unico. L’imprenditrice AI Mollie Amkraut Mueller racconta che il marito si è presto stufato della sua nuova abitudine di sussurrare comandi al laptop: ora, quando lavorano la sera, spesso si separano in stanze diverse o “uno dei due resta nel proprio studio”.

    Tanay Kothari, fondatore di Wispr, la vede diversamente: secondo lui, tra non molto tutto questo ci sembrerà assolutamente “normale”, esattamente com’è diventato normale passare ore ipnotizzati dallo schermo del telefono.

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    Nato nei primi anni ’80, è un autore specializzato in tecnologia, informatica e cultura digitale. Cresciuto in un’epoca di grandi trasformazioni tecnologiche, ha sviluppato fin da bambino una forte passione per i computer e il mondo dei videogiochi, muovendo i primi passi su macchine iconiche come il Commodore Amiga 500, tra floppy disk, linguaggi BASIC e interminabili pomeriggi passati a esplorare mondi virtuali. Grande appassionato di fantascienza, è da sempre affascinato dall’universo di Star Wars, che ha contribuito a plasmare la sua immaginazione e il suo interesse per le tecnologie futuristiche. Parallelamente, ha coltivato un amore per le avventure grafiche classiche, in particolare la saga di Monkey Island, da cui trae ispirazione anche il suo pseudonimo. Nel tempo libero continua a coltivare le sue passioni: retrogaming, fantascienza, smanettamento con nuovi dispositivi e software, e la riscoperta delle tecnologie che hanno segnato la sua infanzia. Per lui, la tecnologia non è solo lavoro, ma un linguaggio attraverso cui raccontare il presente e immaginare il futuro.