Xreal, il partner degli smart glasses di Google, pensa di aver finalmente domato un settore notoriamente difficile

    L’industria degli smart glasses è da anni un sogno tormentato della Silicon Valley. L’idea, in sé, è irresistibile: e se per sfruttare la potenza del mobile computing non dovessimo più fissare lo schermo del telefono tutto il giorno, ma potessimo indossare un dispositivo leggero direttamente sul viso? Chi è cresciuto a pane e fantascienza—una platea folta nel mondo tech—ha questa visione ben chiara in mente.

    Il problema è che, per gran parte dell’ultimo decennio, questo settore è stato poco più di un pozzo senza fondo: investimenti colossali, ricavi risibili o assenti. “Tutti stanno perdendo soldi,” afferma Chi Xu, fondatore e CEO di Xreal, azienda di smart glasses e storico partner di Google. L’ho incontrato al Google I/O a Mountain View la scorsa settimana, dove presentava Project Aura, il nuovo tentativo di Xreal di realizzare occhiali XR davvero desiderabili.

    “È estremamente difficile, quello che stiamo facendo,” aggiunge.

    Un cambio di rotta per un settore in stallo

    Per anni i limiti sono stati evidenti: design ingombranti e poco confortevoli, impatto sociale imbarazzante, software con benefici minimi. Oggi, però, diversi addetti ai lavori—Xu compreso—sentono che qualcosa sia cambiato e che il mercato stia raggiungendo un punto di svolta.

    Un merito, in parte, va a Meta: la partnership con Ray-Ban nel 2023 ha portato sul mercato una delle prime linee di modelli con vendite davvero consistenti. Va comunque ricordato che Reality Labs, la divisione che se ne occupa, continua a registrare perdite pesanti.

    Con form factor sempre più discreti e software più maturi, Xu ritiene che Xreal possa giocare un ruolo da protagonista. “Servono tutti i tasselli giusti: l’hardware deve essere pronto, il sistema operativo deve essere all’altezza e, infine, serve un’interfaccia utente eccellente,” spiega.

    Project Aura: gli occhiali cablati con display integrato

    L’ultimo modello di Xreal, Aura, è un paio di smart glasses cablati con display OLED integrati nelle lenti: significa che puoi guardare video ad alta risoluzione direttamente all’interno della montatura. C’è però una particolarità: Aura è connesso a un “puck”, una sorta di mini-computer a forma di smartphone che alimenta l’esperienza degli occhiali. Nell’uso quotidiano, l’idea è di tenerlo semplicemente in tasca.

    Il compromesso del puck, secondo l’azienda, viene ripagato da una gamma più ampia di esperienze. Tra queste:

    • Un’app di Google Maps in versione immersiva
    • Video VR su YouTube
    • Un’app di “pittura” che, grazie al tracciamento delle mani, permette di creare immagini olografiche visibili solo a chi indossa gli occhiali
    • Giochi compatibili con hand tracking
    • Navigazione web essenziale

    “Che tu stia seguendo una ricetta fluttuante mentre cucini, allestendo una postazione di lavoro privata in un bar o in aereo, oppure guardando un film su un maxi schermo virtuale a casa, l’esperienza è fluida,” promette l’azienda.

    Non solo intrattenimento: anche lavoro in mobilità

    Xu immagina questi occhiali per un’utenza che va oltre l’appassionato casual. “Non si tratta solo di guardare una partita NBA in formato olografico: puoi anche andare in un coffee shop e metterti a lavorare,” afferma.

    Per ora, Aura è disponibile soltanto per gli sviluppatori, ma il lancio commerciale è previsto entro la fine dell’anno. In parallelo, Xreal sta preparando una IPO attesa entro il 2026, su cui però Xu preferisce non sbilanciarsi.

    Verso la sostenibilità economica

    Nell’immediato, la priorità è avvicinarsi alla redditività. Xu sottolinea che l’azienda sta aumentando il margine lordo e riducendo le spese di marketing e vendita. “Il prossimo anno potrebbe essere quello del pareggio,” dice.

    Se la promessa verrà mantenuta, potremmo finalmente vedere gli smart glasses passare dallo status di sogno costoso a quello di prodotto che trova, davvero, il suo posto nella vita quotidiana.

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    Nato nei primi anni ’80, è un autore specializzato in tecnologia, informatica e cultura digitale. Cresciuto in un’epoca di grandi trasformazioni tecnologiche, ha sviluppato fin da bambino una forte passione per i computer e il mondo dei videogiochi, muovendo i primi passi su macchine iconiche come il Commodore Amiga 500, tra floppy disk, linguaggi BASIC e interminabili pomeriggi passati a esplorare mondi virtuali. Grande appassionato di fantascienza, è da sempre affascinato dall’universo di Star Wars, che ha contribuito a plasmare la sua immaginazione e il suo interesse per le tecnologie futuristiche. Parallelamente, ha coltivato un amore per le avventure grafiche classiche, in particolare la saga di Monkey Island, da cui trae ispirazione anche il suo pseudonimo. Nel tempo libero continua a coltivare le sue passioni: retrogaming, fantascienza, smanettamento con nuovi dispositivi e software, e la riscoperta delle tecnologie che hanno segnato la sua infanzia. Per lui, la tecnologia non è solo lavoro, ma un linguaggio attraverso cui raccontare il presente e immaginare il futuro.