Slopsquatting: cos’è e come difendersi

8 aprile 2026
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Guybrush Threepwood

Slopsquatting: cos’è e come difendersi

Lo slopsquatting è un attacco in cui cybercriminali registrano pacchetti con nomi inventati dalle allucinazioni dei modelli AI per lo sviluppo, inducendo gli sviluppatori a installarli. Il fenomeno è favorito dalla ripetitività dei nomi “fantasma” e può portare all’esecuzione di codice dannoso e compromissioni. Segnali d’allarme includono nomi sospetti, scarsa attività di community, assenza su altre piattaforme, avvisi pubblici e documentazione vaga. Le principali contromisure sono: test in sandbox o VM/cloud, scansione preventiva dei repository (es. estensioni dedicate) e verifica manuale dei suggerimenti dell’AI. In caso di rilevamento, è cruciale informare la community, segnalare ai repository e agli assistenti AI e documentare i dettagli tecnici per facilitare la difesa collettiva.


Cos’è lo Slopsquatting e come evitarlo

Se ti è capitato di imbatterti in questo termine dal suono poco rassicurante, potresti chiederti cos’è lo slopsquatting e in che modo potrebbe riguardarti. Si tratta di un tipo di attacco subdolo, non sempre facile da individuare, ma con le giuste cautele puoi ridurre drasticamente i rischi.

Cos’è lo Slopsquatting

Tutto nasce dalle “allucinazioni” dei modelli di intelligenza artificiale: suggerimenti o informazioni inventate di sana pianta. Nel contesto dello slopsquatting, gli strumenti di AI per lo sviluppo software possono consigliare pacchetti open source che in realtà non esistono.

I cybercriminali hanno notato che certe allucinazioni si ripetono con una certa costanza. Sfruttano quindi il fenomeno creando pacchetti malevoli con quei nomi “fantasma” e li pubblicano su repository affidabili come GitHub. Quando uno sviluppatore chiede al proprio chatbot preferito di consigliare un pacchetto, l’AI potrebbe proporre proprio uno di quei nomi inventati che i criminali hanno già registrato con codice dannoso.

Il risultato? Gli sviluppatori finiscono per includere pacchetti compromessi nei loro progetti. Una volta eseguito il codice, l’attaccante può ottenere accesso ai dispositivi o agli ambienti in cui gira l’applicazione.

Potrebbe sembrare un caso limite, ma una ricerca su 16 modelli AI per la generazione di codice ha rilevato che quasi il 20% dei pacchetti suggeriti non esisteva realmente. Ancora peggio: il 43% dei nomi “allucinati” si è ripetuto in 10 esecuzioni con lo stesso prompt, rendendo più semplice per i criminali puntare su nomi che l’AI tenderà a riproporre.

Nel confronto tra modelli, CodeLlama è risultato il peggiore per numero di allucinazioni, mentre GPT-4 Turbo ne ha prodotte meno. Anche così, il rischio non scompare del tutto.

Cosa tenere d’occhio

Che tu sia un professionista, uno smanettone del weekend o agli inizi, lo slopsquatting può colpire chiunque. È un parente stretto del typosquatting, dove un singolo carattere distinto separa un nome legittimo da uno malevolo. La buona notizia è che, come per il typosquatting, ci sono segnali utili per difendersi:

  • Nomi di pacchetti con piccole imprecisioni
    Un refuso non basta per condannare un progetto, e la maggior parte dei nomi “allucinati” non contiene errori. Ma se noti una grafia strana o un brand storpiato, fermati a verificare.

  • Assenza di discussioni o feedback
    Un pacchetto senza issue, stelle o commenti potrebbe essere appena nato. Oppure potrebbe essere un esca: un progetto fasullo che conta sulle raccomandazioni dell’AI per farsi installare.

  • Avvisi da altri sviluppatori
    Non limitarti al consiglio del chatbot. Fai una ricerca rapida: controlla forum, social, blog e issue tracker per capire se il pacchetto è affidabile.

  • Non appare in altri strumenti o piattaforme
    Se puoi, ripeti la richiesta su più assistenti AI o consulta elenchi di pacchetti consigliati ufficialmente. Se un nome compare raramente o mai, potrebbe essere un campanello d’allarme.

  • Descrizioni vaghe o poco chiare
    Il “vibe coding” (accettare suggerimenti sulla fiducia) è sempre più diffuso, ma le pagine dei pacchetti malevoli spesso presentano descrizioni confuse o generiche, con README inconsistenti o documentazione scarna.

Un ulteriore aiuto: puoi chiedere al tuo assistente AI di elencare i pacchetti noti come slopsquatting individuati “in the wild”, per avere una blacklist di riferimento da cui tenerti alla larga.

Le precauzioni più importanti

Anche sapendo cosa cercare, non è sempre semplice riconoscere lo slopsquatting. È una minaccia relativamente nuova e servirà tempo perché le procedure di sicurezza diventino standard e gli strumenti AI migliorino nel segnalare nomi allucinati prima che vengano utilizzati.

Nel frattempo, ci sono tre contromisure efficaci per evitare che un pacchetto malevolo comprometta il tuo software o i dispositivi su cui verrà eseguito:

  1. Esegui il codice in un ambiente isolato (sandbox).
    Utilizza macchine virtuali come VirtualBox o VMware per testare in sicurezza; sono strumenti molto diffusi e gratuiti. In alternativa, puoi optare per sandbox nel cloud: piattaforme come Replit supportano decine di linguaggi e permettono di sperimentare senza toccare l’ambiente locale.

  2. Scansiona i pacchetti prima di scaricarli.
    Usa estensioni o servizi che analizzano i repository e avvisano di comportamenti sospetti. La Socket Web Extension, ad esempio, è gratuita, funziona su diversi siti e oggi è disponibile per i browser basati su Chrome e per Firefox.

  3. Verifica sempre i suggerimenti dell’AI.
    Tratta i consigli dell’AI come spunti, non come verità assolute. Controlla il repository, la community, lo storico dei rilasci, l’autore, le dipendenze e le segnalazioni di sicurezza. Più dipendi dall’AI senza verifiche, più diventi un bersaglio facile.

Se malauguratamente incappi in uno slopsquatting:

  • avvisa la community con post su social, forum tecnici e piattaforme come Reddit;
  • segnala il pacchetto ai gestori del repository e all’assistente AI che te l’ha suggerito, in modo da contribuire all’addestramento e al filtraggio futuro;
  • documenta i dettagli (nome del pacchetto, versione, hash, comportamento osservato) per aiutare altri a riconoscerlo.

Diffondere l’informazione è uno dei modi più efficaci per proteggere l’intero ecosistema degli sviluppatori.

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Articolo scritto da Guybrush Threepwood

Guybrush Threepwood, nato nei primi anni ’80, è un autore specializzato in tecnologia, informatica e cultura digitale. Cresciuto in un’epoca di grandi trasformazioni tecnologiche, ha sviluppato fin da bambino una forte passione per i computer e il mondo dei videogiochi, muovendo i primi passi su macchine iconiche come il Commodore Amiga 500, tra floppy disk, linguaggi BASIC e interminabili pomeriggi passati a esplorare mondi virtuali. Grande appassionato di fantascienza, è da sempre affascinato dall’universo di Star Wars, che ha contribuito a plasmare la sua immaginazione e il suo interesse per le tecnologie futuristiche. Parallelamente, ha coltivato un amore per le avventure grafiche classiche, in particolare la saga di Monkey Island, da cui trae ispirazione anche il suo pseudonimo. Nel tempo libero continua a coltivare le sue passioni: retrogaming, fantascienza, smanettamento con nuovi dispositivi e software, e la riscoperta delle tecnologie che hanno segnato la sua infanzia. Per lui, la tecnologia non è solo lavoro, ma un linguaggio attraverso cui raccontare il presente e immaginare il futuro.

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